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9 giugno 2026
di Ruggero Marino

Terra del fuoco

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Un cono nero-marrone-beige in mezzo al mare. Che sputa fuoco e vapori. È Vulcano, in siciliano Vurcanu, l’isola appartenente all’arcipelago delle Eolie, sacra al dio omonimo. Lontana venti chilometri dalla Sicilia. I greci la chiamarono Hiera. Vi situavano le fucine di Efesto, dio del fuoco e fabbro, che aveva per aiutanti i Ciclopi.

Ne parlò Virgilio nell’Eneide:

“Giace tra la Sicania da l’un canto / e Lipari da l’altro un’isoletta / ch’alpestra ed alta esce de
l’onde, e fuma. / Ha sotto una spelonca, e grotte intorno, / che di feri Ciclopi antri e fucine /
son, da’ lor fochi affumicati e rosi. / Il picchiar de l’incudi e de’ martelli / ch’entro si sente, lo
stridor de’ ferri, / il fremere e ’l bollir de le sue fiamme / e de le sue fornaci, d’Etna in guisa /
intonar s’ode ed anelar si vede. / Questa è la casa, ove qua giù s’adopra / Volcano, onde da lui
Volcania è detta; / e qui per l’armi fabbricar discese / del grand’Enea”.

Pare che fosse un tempo “l’isola dei morti” e che dalle altre isole convergessero qua i defunti, portati con rudimentali imbarcazioni, per essere purificati dal dio del fuoco con riti sacri. E le moltissime grotte scavate nella roccia sembrerebbero essere legate ai riti funerari. Al tempo dei Romani “In quelle acque Ottaviano, durante la guerra con Sesto Pompeo, pose la sua stazione navale.”

In seguito Vulcano rimase disabitata per secoli e infestata dalla pirateria arabo-islamica. Finché entrò nel possesso della Chiesa per vari secoli. Ne parla la bolla di Urbano II: “Tutte le isole, secondo le regali istituzioni, sono di diritto pubblico: si sa con certezza che, in forza del privilegio del pio Imperatore Costantino, tutte le isole occidentali furono donate in proprietà a San Pietro e ai suoi successori; e, in particolare, le isole adiacenti all’Italia, molte delle quali, a causa dei peccati degli abitatori, furono occupate dai Saraceni e perdettero l’onore del nome cristiano”.

Si sviluppò in seguito l’industria dell’estrazione dello zolfo con l’utilizzo di condannati ai lavori forzati alloggiati in “cameroni” ancora oggi esistenti. Ma l’eruzione del 1888, che si protrasse ad intervalli per circa due anni, danneggiò le infrastrutture ponendo fine ad ogni attività lavorativa. Alla fine dell’Ottocento vi sbarcarono i primi contadini in cerca di fortuna. A dorso di asini e muli raggiungevano una zona pianeggiante a circa 400 metri di altitudine. Mentre solo nel 1950 arrivarono i primi turisti, che oggi costituiscono la maggiore risorsa economica.

Incuranti delle bocche dei crateri di cui il più grande è il Vulcano della Fossa, sempre attivo con fumarole, getti di vapore sia sulla cresta che sottomarini. Alimentando un complesso industriale per lo zolfo. In prossimità del porto ci si possono fare bagni caldi con i fanghi. L'area è al momento chiusa al pubblico per questioni di sicurezza.

Un’isola atipica, dal fascino particolare che trova una descrizione nella penna di Vitaliano
Brancati:
“Il mare luccica, chiuso da ogni parte fra rupi nere, ritte, colle corna; dai crepacci, che si aprono mollemente e in silenzio, fuma lo zolfo; una spiaggia è tutta di zolfo, e l’acqua che la bagna va bollendo; nell’interno dell’isola, la terra è arida e nerastra, le canne vi nascono già fradice, il verde delle vigne è sospetto come il colorito dei febbricitanti. Il corvo svolazza a uncino sulla campagna, e di tanto in tanto precipita come un’ancora che si sia staccata dalla catena”.

Ci fu un periodo in cui i Borboni regalarono Vulcano a un signore inglese che non volle mai abitarla. Mandò in sua vece un amministratore, un uomo gelido che sguinzagliò per tutta l’isola dei cani feroci il cui urlo e digrignare di denti teneva al largo qualunque estraneo. Si fece costruire un palazzo neoclassico, con portici e colonne, e spianò dei viali lunghissimi, per i quali, ogni pomeriggio, passava tintinnando con la quadriga di cavalli neri. L’isola è famosa anche per un film che vide un triangolo amoroso fra Roberto Rossellini Anna Magnani e Ingrid Bergman. La rivalità sentimentale si tradusse in rivalità cinematografica. Il film nacque da un giorno all’altro come una sorta di ripicca di Anna Magnani scartata dal compagno Rossellini, che preferì la Bergman a lei per il film “Stromboli”.

La Magnani non si perse d’animo e realizzò nello stesso periodo questo dramma isolano. Maddalena (Magnani) è costretta a ritornare nella natia Vulcano dopo tanti anni trascorsi a Napoli facendo il mestiere più antico del mondo; l’accoglienza non è delle migliori, soltanto la sorella, ignara del suo passato, l’accoglierà calorosamente assieme al fratellino minore.  Con un finale drammatico. La scena dell’approdo a Lipari, Marina Corta per l’esattezza, dove viene ripresa tutta la piazza; a distanza di mezzo secolo sanno di docufilm. Un’isola per amatori coraggiosi. Un’isola in definitiva dove il fuoco della natura si sposa al fuoco della passione.

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