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15 luglio 2026
di Giancarlo Strocchia

Beatrice Rana, la musica, Spoleto e la nuova armonia della maternità

Beatrice Rana
Beatrice Rana
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Beatrice Rana è raggiante, di quella luce discreta ma intensa che emanano le persone toccate da una grazia artistica speciale. Oggi quella luce sembra ancora più luminosa; da poche settimane, infatti, Beatrice è diventata mamma di Margherita, un nome dolce e delicato, proprio come il sorriso con cui accoglie chi le si avvicina. Pianista di fama mondiale, tra le più celebrate della sua generazione, artista capace di conquistare i maggiori palcoscenici internazionali, Rana ha appena concluso una sfida diversa ma altrettanto appassionante, al fianco di Daniele Cipriani nel ruolo di consulente per la musica classica della 69ª edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Un'esperienza accolta con entusiasmo dal pubblico e destinata a proseguire. Con lei abbiamo parlato di musica, futuro, giovani talenti, bellezza e di quel nuovo equilibrio che nasce quando la vita personale e quella artistica si incontrano.

Beatrice, si è appena conclusa questa edizione del Festival dei Due Mondi. Che bilancio traccia di questa esperienza?

Il bilancio è estremamente positivo. Conoscevo Spoleto come artista ospite, perché negli anni vi ero stata per alcuni concerti, ma viverlo dall'interno, partecipando alla costruzione della programmazione, è stato completamente diverso. È stata un'edizione preparata in tempi davvero molto stretti e per questo il lavoro è stato intenso, ma ciò che ho trovato nelle due settimane del Festival è stato qualcosa di travolgente. Mi riferisco soprattutto all'entusiasmo della comunità spoletina, non solo di chi vive qui tutto l'anno, ma anche di tutte quelle persone che ogni estate tornano e popolano il Festival. C'è una partecipazione autentica, contagiosa. In qualche modo mi sono sentita anch'io parte di questa cittadinanza temporanea. Per questo non vedo l'ora di lavorare all'edizione 2027 e a quelle future. Spoleto possiede una qualità straordinaria e credo abbia ancora enormi possibilità da esplorare.

Quali criteri hanno guidato la selezione degli artisti e quale sarà la direzione per il futuro?

Per me il criterio principale è sempre uno, la qualità. Indipendentemente dalla fama, dall'età anagrafica o dalla notorietà del nome. In questa edizione abbiamo avuto artisti affermatissimi, figure che mancavano dall'Italia da molti anni, ma anche musicisti italiani di assoluto valore che non si erano mai esibiti a Spoleto. Allo stesso tempo ho voluto dare molto spazio ai giovani. Penso, ad esempio, alla serie Under 21 e ai ragazzi che hanno debuttato nei concerti di mezzogiorno. Mi piace l'idea che Spoleto possa essere una vetrina di grandi artisti già riconosciuti e, insieme, di futuri grandi artisti. Credo sia importante anche per il pubblico: poter seguire la crescita di un talento, affezionarsi a un percorso. La musica classica non deve essere percepita come qualcosa di museale o immobile. È un linguaggio vivo, che continua a trasformarsi.

Spesso la musica classica viene raccontata come un patrimonio del passato. Lei invece sembra leggerla soprattutto in chiave futura.

Assolutamente. Tendiamo a guardare la musica classica come a qualcosa che appartiene al passato, quando invece è una forma d'arte che continua a parlare al presente. Il futuro della musica classica passa proprio dalla sua capacità di restare viva, di dialogare con il proprio tempo senza perdere identità.

Oggi alcuni musicisti classici sono diventati figure riconoscibili anche al di fuori dei circuiti tradizionali. Questo avvicinamento a pubblici diversi può fare bene alla musica classica?

Credo di sì, ed è anche inevitabile. Viviamo in un mondo sempre più orizzontale e fluido, nel quale le discipline si contaminano e i pubblici si incontrano. È importante che la musica classica sia cittadina del mondo in cui vive.

Questo non significa snaturarla o, come qualcuno potrebbe temere, impoverirla. Al contrario, significa recuperare qualcosa che appartiene già alla sua storia. Se pensiamo a Brahms, al modo in cui ha utilizzato il folklore; a Šostakovič e alla dimensione politica della sua musica; oppure al dialogo con la poesia in Schumann o Chopin, scopriamo che la musica classica è sempre stata profondamente connessa alla vita e al proprio tempo. Condurla nel Terzo Millennio non tradisce il suo spirito, lo rinnova.

A Spoleto la musica incontra una cornice straordinaria. Che valore ha esibirsi in luoghi come Piazza Duomo?

È un privilegio immenso. Quando penso agli artisti e alle orchestre che arrivano a esibirsi in Piazza Duomo, immagino che non sia solo il pubblico a rimanere senza fiato. Anche i musicisti sono profondamente ispirati da tanta bellezza. Se durante l'inverno siamo abituati ai teatri e alle sale da concerto, qui accade qualcosa di speciale: la musica incontra il paesaggio, l'architettura, la storia. È una combinazione che genera emozioni particolari e che diventa una vera fonte di energia creativa per tutti.

Dopo questa edizione di successo, che futuro la aspetta?

Sicuramente tanto lavoro. Questa è stata un'edizione sorprendente per tutti noi, anche perché costruita in tempi molto rapidi. Questo significa che l'asticella si è alzata e che nei prossimi anni dovremo impegnarci ancora di più. Dal punto di vista professionale mi aspettano molti concerti, tanti progetti e una programmazione sempre molto intensa. Ma c'è anche una novità enorme nella mia vita.

La maternità.

(Sorride.) «Esatto. Margherita è arrivata da poco, appena due mesi fa, e questo naturalmente cambia molte cose. Mi aspetta una fase di grande organizzazione.»

Ha già ascoltato il pianoforte?

(Ride.) Direi di sì. Credo che ascolti già molta musica.

Quindi è già immersa in questo mondo?

In qualche modo sì. Sono convinta che i bambini percepiscano molto più di quanto immaginiamo. Forse è presto per parlare di pianoforte, ma sicuramente la musica fa già parte del suo ambiente.

Le grandi carriere spesso costringono a scegliere tra disciplina e passione, tra lavoro e vita privata. In Beatrice Rana, invece, queste dimensioni sembrano convivere con una naturalezza rara. Forse perché la sua idea di musica non è mai stata quella di un monumento da custodire, ma di una materia viva da condividere. Ed è proprio questa capacità di guardare contemporaneamente al presente e al futuro, che rende la sua voce una delle più autorevoli e affascinanti della musica di oggi.

 

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