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13 marzo 2026
di Laura Antonini

Tra geometria e follia, Valentino a Palazzo Barberini 

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“Come l’architettura, anche la moda stabilizza e destabilizza, orienta e decentra, afferma e mette in crisi. Rende visibile una gerarchia, ma può anche sovvertire. La forma dell’abito è il risultato di una negozia­zione continua tra struttura e movimento, tra gravità e levitazione, tra controllo e apertura. È in questa frizione che il vestire acquista densità riflessiva: non pura adesione a un codice, ma spazio dinamico in cui il potere – estetico, simbolico, sociale – si manifesta e insieme si mette in questione”. Sono le parole con cui Alessandro Michele racconta la sua collezione Valentino autunno inverno 2026 2027 che ha sfilato tra 700 ospiti la sera del 12 marzo a Roma, nelle sale affrescate di Palazzo Barberini, sotto l'affresco seicentesco di Pietro da Cortona, "Il Trionfo della Divina Provvidenza".

Il palazzo barocco voluto da papa Urbano VIII che ospita dal 1953 le collezioni della Galleria Nazionale d'Arte Antica, con opere di Caravaggio, Raffaello e Artemisia Gentileschi. “Un contenitore ideale per uno show di moda, perché rende visibile la frizione costitutiva tra rigore e sconfinamento che attraversa tanto l’architettura quanto il vestire – ha detto Michele quarto direttore creativo della maison da quando Valentino Garavani che è scomparso lo scorso 19 gennaio, si era ritirato nel 2008. “La costruzione di un abito, come quella dell’edificio, è sempre l’esito provvisorio di una negoziazione tra codice e invenzione, tra memoria e mutazione. Ogni gesto creativo si misura con una tradizione che lo precede, e proprio in questo confronto trova la possibilità di uno slittamento capace di mettere in crisi una struttura normativa prestabilita. Non è la vittoria di una polarità sull’altra a generare senso, ma il loro stare in com­presenza: un equilibrio instabile che fa della forma un campo di forze continuamente operanti, un sistema aperto di interferenze”.

Interferenze è anche il titolo della collezione “che celebra l’ordine e, nello stesso momento, ne rivela la vulnerabilità strutturale, esponendolo alla possibilità del proprio superamento”. Una collezione di abiti per lei e per lui con cui Michele ha voluto giocare anche nei rimandi estetici dei capi alle anime e sensibilità di due architetti artisti del barocco che proprio a Palazzo Barberini convivono. Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini interpreti uno dello scalone quadrato monumentale, da cui gli ospiti sono approdati al defilé l’altro della scala elicoidale a pianta ovale, nota come "scala impossibile" per la sua struttura ardita e il geniale effetto ottico che ha fatto da ingresso scenografico a modelle e modelli. I capi sono anche un omaggio ai codici di Valentino. Con i colori a lui cari dal rosso al binomio rosa e oro. E poi i pizzi e tanti tantissimi fiocchi, piatti voluminosi, a chiudere pellicce o rifinire camicette bon ton. 

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