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23 aprile 2026
di Guendalina Dainelli

A Singapore, il cooking show di ICE racconta l’Italia a tavola 

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AGI - Un dispositivo scenico prima ancora che gastronomico. Il grande banco centrale, cuochi microfonati che realizzano in diretta alcune ricette italiane. Il sistema di telecamere che proietta su un maxischermo. Il pubblico che prende nota e che, soprattutto, aspetta, impaziente di assaggiare. Food and Hospitality Asia 2026, con 80.000 partecipanti provenienti da 115 paesi che hanno letteralmente inondato tutte le dieci hall del sito Expo di Singapore, è il più importante appuntamento asiatico di settore.

"L'Italia è presente con la più ampia rappresentanza dell'Unione Europea, con oltre 100 espositori. ICE ha organizzato l'Italian Taste Lab. Un cooking show tra i visitatori è il modo migliore per raccontare la cultura gastronomica italiana", dice Giorgio Calveri, Direttore dell'Ufficio ICE di Singapore, ricordando che sono otto gli chef che si alterneranno per i quattro giorni della fiera, con dimostrazioni ed esperienze culinarie.

Intanto, gli chef David Marchiori e Simone Fraternali tengono la scena da professionisti consumati, con tempi, movimenti precisi, battute rapide tra una preparazione e l’altra. Lo spazio è immerso in una palette riconoscibile: il verde delle erbe fresche e dell’olio, il rosso dei pomodori e delle riduzioni, il bianco del padiglione che fa pensare a un patio italiano. Gli ingredienti lavorati sono offerti dalle sette aziende italiane che hanno messo a disposizione i loro prodotti per lo spettacolo, per un primo di pasta a base di tartufo e un secondo con petto d’anatra.

"L'Italia è stata il primo Paese ad avere l'intera tradizione culinaria, compreso il rispetto per gli ingredienti, la conoscenza tramandata di generazione in generazione e i rituali, ufficialmente riconosciuta dall'UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità nel dicembre 2025" dice Calveri.

Tra gli espositori ci sono sia aziende nuove che altre già presenti sul mercato asiatico. D'altronde la fiera, proprio quest'anno, festeggia cinquant'anni di vita. "Siamo orgogliosi di offrire ai marchi presenti una piattaforma per entrare in contatto con i partner del settore e portare sul mercato locale i migliori prodotti alimentari italiani", aggiunge Calveri, ricordando che nel 2025, l'Italia si è classificata al terzo posto tra i paesi europei esportatori verso Singapore nel settore alimentare e delle bevande, con un valore totale delle esportazioni pari a 132 milioni di euro, circa 200 milioni di dollari di Singapore.

Eppure, sebbene sia solidissima, l'offerta italiana rischia di essere confondibile o sottoposta a richieste insolite qui a Singapore e in Asia in generale. Il paté de La Rustichella, ad esempio, contiene un minimo di 12% di tartufo nero, commenta il cuoco aziendale Andrea Pacelli, riferendosi alle minacce di prodotti appartenenti simili ma che del tartufo non contengono nemmeno l’ombra, se non aromi artificiali. Poi c'è l'esperienza della Pasticceria Filippi di Vicenza, che da anni esporta panettoni a Singapore, Hong Kong e Australia. Per affermarsi nel mercato asiatico è stato molto utile dotarsi del marchio halal, la certificazione che indica che un prodotto è conforme alle regole alimentari dell’Islam. Anche la famiglia Todisco di Caserta, che produce conserve di pomodoro, racconta con sorpresa di aver ricevuto la stessa richiesta da potenziali clienti.

Certo, il mercato asiatico è complesso e sfidante, ma come ha ricordato nel suo discorso di apertura il Ministro di Stato Low Yen Ling, le 200 aziende che dal 2022 al 2025 hanno esposto a Singapore hanno generato un fatturato di 140 milioni di dollari. E soprattutto, l’approccio è concentrato anche su altri fattori, come quello della sostenibilità ambientale. Lo stesso ministro nel suo discorso d'inaugurazione ha citato come esempio la startup Prefer, "un'azienda locale di tecnologia alimentare, che trasforma i sottoprodotti alimentari in caffè senza chicchi e cioccolato senza cacao." Prodotti alternativi ma biologicamente identici, difficili anche solo da immaginare. Ma “resilienza alimentare” qui è la parola d'ordine, una zona del mondo in cui l’attenzione dei consumatori alla compatibilità ambientale è sempre più cruciale.

 

 

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