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22 aprile 2026
di Giancarlo Strocchia

Tra classico e contemporaneo, a Ostia va in scena il mito

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Dal 25 giugno al 18 luglio, il palcoscenico millenario del Teatro Romano di Ostia torna ad animarsi con la seconda edizione del Teatro Ostia Antica Festival. Il Senso del Passato, firmata dal Teatro di Roma. Forte di un debutto straordinario – 11.000 presenze e il 100% di occupazione nella scorsa edizione, segnando il ritorno della Fondazione nel sito archeologico dopo venticinque anni – il Festival si conferma come uno dei progetti culturali più incisivi del panorama nazionale. La sua identità si fonda su un dialogo serrato tra mito classico e linguaggi contemporanei, intesi non come esercizio di stile ma come strumenti vivi per interrogare le fratture, le crisi e le urgenze del nostro tempo. Il Teatro Romano di Ostia emerge così come un’agorà ritrovata: spazio simbolico in cui la memoria si fa esperienza condivisa e il passato torna a offrirci chiavi di lettura per il presente.

Tra rito e disobbedienza: dal Dioniso errante alla commedia politica

Ad aprire il Festival è Le Baccanti di Theodoros Terzopoulos (25 e 26 giugno), una messa in scena monumentale che restituisce al teatro la sua radice dionisiaca e rituale. Il maestro greco libera la tragedia euripidea da ogni cornice storicizzante e la trasforma in un’esperienza metafisica, centrata sull’archetipo dello “straniero”: un Dioniso errante, figura di confine, che attraversa guerre, migrazioni e identità in frantumi, parlando direttamente all’oggi. Dal rigore tragico si passa alla forza civile della Lysistrata di Asterios Peltekis (4 e 5 luglio), in prima nazionale. Qui la commedia aristofanea diventa atto politico contemporaneo: lo storico “sciopero del sesso” si trasforma in una forma di disobbedienza contro l’entropia della guerra e l’incapacità delle società di autoregolarsi. Attraverso il registro comico, Peltekis restituisce al corpo, al desiderio e alla responsabilità collettiva una centralità radicale, ricordandoci che anche la risata può essere un gesto di resistenza.

Danza, lutto e sacrificio: il mito come esperienza viva

Il percorso del Festival si apre alla dimensione spirituale con Requiem(s) di Angelin Preljocaj (10 e 11 luglio), una creazione coreografica di intensa potenza emotiva. Nato dal confronto con il lutto e la perdita, lo spettacolo intreccia danza, memoria e filosofia, trasformando il corpo in archivio sensibile e la ferita in celebrazione della vita. In una scrittura coreografica che accoglie anche la “gioia tragica”, Requiem(s) esplora il confine tra la finitudine umana e l’eternità dell’arte.

A chiudere la seconda edizione è Alcesti di Filippo Dini (17 e 18 luglio), che rilegge il mito euripideo come indagine sull’ambiguità dell’amore e del sacrificio. Una figura femminile che, tornando dall’Ade, porta con sé l’ombra dell’irrappresentabile e costringe lo spettatore a interrogarsi sul senso ultimo della devozione e del destino. Ne emerge una costellazione di quattro visioni – tra tragedia, commedia, danza e rito – che ridefinisce Ostia come palcoscenico globale, luogo in cui il patrimonio archeologico incontra la scena contemporanea. Un progetto reso possibile dal sostegno della Regione Lazio, del Comune di Roma e dalle collaborazioni con il Ministero della Cultura e il Parco archeologico di Ostia antica, che consolidano il Festival come motore culturale capace di valorizzare il territorio e aprirlo a un pubblico sempre più ampio e trasversale.

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