instagram
30 aprile 2026
di Giancarlo Strocchia

Festival dei Due Mondi 2026

twitterfacebook

Spoleto si prepara ad accendere ancora una volta uno dei più longevi e prestigiosi palcoscenici internazionali dell’arte e della cultura. Dal 26 giugno al 12 luglio 2026, la 69ª edizione del Festival dei Due Mondi promette di trasformare la città umbra in un grande laboratorio creativo diffuso, con 17 giorni di programmazione, 100 performance, oltre 1.000 artisti provenienti da 27 Paesi e un totale di 275 ore di spettacoli dal vivo, tra debutti mondiali, prime assolute e produzioni originali commissionate dal Festival. Il tema scelto per questa edizione, “Radici”, attraversa l’intero palinsesto come una dichiarazione d’intenti, per guardare al futuro ripartendo dalle origini, riaffermando il valore della memoria come motore di cambiamento. Opera, musica, danza, teatro e arti visive dialogheranno in una dimensione condivisa, capace di mettere in relazione linguaggi contemporanei e culture diverse, nel solco della vocazione multidisciplinare e globale che da sempre contraddistingue la manifestazione fondata da Gian Carlo Menotti. A segnare una fase di rinnovamento è l’arrivo del nuovo Direttore Artistico Daniele Cipriani, chiamato a guidare un Festival che rafforza il proprio respiro internazionale senza perdere il legame con la città.

Vanessa e il ritorno dell’opera

Ad aprire il Festival, il 26 giugno, sarà Vanessa di Samuel Barber, su libretto di Gian Carlo Menotti, in un nuovo allestimento prodotto dal Festival in coproduzione con il Teatro Comunale di Bologna e la Fondazione Teatro Petruzzelli. L’opera – che valse a Barber il Premio Pulitzer – torna a Spoleto a 65 anni dal debutto europeo, questa volta nella versione originale in inglese. La regia è firmata da Leo Muscato mentre la direzione musicale dalla sudcoreana Sora Elisabeth Lee. Il legame con Menotti non si esaurisce nell’inaugurazione. Al grande compositore il Festival dedica una serie di omaggi, tra cui la Maratona Menotti, un concerto di quasi 24 ore in occasione del 115° anniversario della nascita, segno di una continuità identitaria che guarda al futuro senza rinunciare alle sue origini.

I grandi nomi della musica e le nuove generazioni

La sezione musicale alterna grandi eccellenze internazionali e talenti emergenti. Il palinsesto si apre e si chiude con due maestri indiscussi come Yannick Nézet-Séguin, che guiderà la London Symphony Orchestra insieme a Yuja Wang in un programma dedicato a Rachmaninov e Prokof’ev, e Gianandrea Noseda, protagonista del concerto finale del 12 luglio con la Filarmonica Teatro Regio Torino, in un ideale ponte tra Europa e Stati Uniti sulle note di Menotti, Bernstein e Dvořák, nel 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza americana. Accanto a loro, una costellazione di interpreti di primo piano — da Arcadi Volodos a Mario Brunello e Giovanni Sollima, fino allo sperimentalismo di Laurie Anderson con Eyvind Kang e Martha Mooke — anima i Concerti di Mezzogiorno. Centrale, in questa edizione, è anche l’attenzione alla formazione con la nascita della Festival dei Due Mondi Academy, rivolta a giovani musicisti under 35 provenienti da tutto il mondo.

Teatro, danza e nuovi immaginari

Il cartellone della prosa si apre con la prima assoluta di Platonov di Čechov, nel nuovo adattamento firmato da Peter Stein, che torna a interrogare la fragilità dell’individuo contemporaneo. Accanto a questo, Educazione sentimentale di Ivan Cotroneo con Giuseppe Fiorello, Don Giovanni e il suo pitbull da Dan Fante, la visionaria Dead as a Dodo della compagnia Wakka Wakka, l’omaggio a Eschilo Eumenidi. Oreste è salvo diretto da Serena Sinigaglia e la rilettura di Venus and Adonis da parte dell’Isango Ensemble sudafricano. Forte anche la presenza di produzioni internazionali, come Kohlhaas di von Kleist diretto da Omar Elerian, con protagonista Arinzé Kene. La danza celebra il ritorno della Maratona Internazionale di Danza, accanto a produzioni come This is Rambert, Dancing with Bob della Trisha Brown Dance Company, Seven Ages di Kirill Richter e Marco Goecke, e Sons of Echo con Daniil Simkin e la partecipazione di Gregory Porter. Tra i momenti più attesi, anche le creazioni di Benjamin Millepied e la potente rilettura flamenca de La Sagra della Primavera firmata da Sergio Bernal.

Una città che si fa palcoscenico

A rafforzare l’idea di Festival diffuso, l’arte torna ad abitare luoghi simbolici e spazi riscoper­ti. Dalla Basilica di San Salvatore, patrimonio UNESCO riaperto dopo dieci anni, al giardino di Palazzo Campello, fino alle installazioni urbane. Il manifesto dell’edizione è firmato da Giuseppe Penone, con l’opera monumentale Le foglie delle radici, mentre le proiezioni immersive di David Szauder trasformeranno facciate e palazzi storici in schermi narrativi, rendendo visibile l’eredità immateriale del Festival. Tra musica, arti visive, incontri letterari, cinema ed eventi speciali, la 69ª edizione del Festival dei Due Mondi rilancia così la propria vocazione originaria: essere un luogo di incontro tra mondi diversi, dove le radici non sono un approdo, ma un punto di partenza.

Tag

Seguici su

instagram