Hanno un'età compresa tra i 28 e i 32 anni. Sono artisti. Sono Italiani. L’entusiasmo che accompagna la partecipazione a Singapore Art Week, la fiera d’arte più importante della regione insieme a Art Basel Hong Kong, è palpabile e quasi contagioso. Bruno Fantelli, Nina Ćeranić, Ariele Bacchetti sono gli “emergenti” presentati in occasione della mostra Mosaic SG, organizzata da LOY Contemporary Art Gallery, con il supporto dell’Ambasciata d’Italia a Singapore. Una mostra che si propone come un esercizio di equilibrio: tra frammento e insieme, tra identità singola e paesaggio collettivo, tra città globali e nuovi pubblici, promuovendo un dialogo più profondo tra Italia e Singapore attraverso l'arte contemporanea.
Da Manila a Kuala Lumpur, da Hong Kong a Seoul, l’Asia è affamata di nuovi talenti e tanti, tra galleristi e rappresentanti di fiere, biennali o spazi indipendenti, dedicano attenzione e risorse importanti per sostenere sperimentazioni e collaborazioni con artisti emergenti. “L’interesse verso l’arte contemporanea e i giovani artisti è molto forte in Asia” dice Ariele, che appare particolarmente colpito dalla vitalità della scena asiatica. “Le persone sono sinceramente curiose di investigare il rapporto tra individuo e natura, tra età adulta e infanzia, e tra materia, tempo e spazio che, in definitiva, sono i grandi temi che esploro nella mia pittura. Ciò che in Asia mi colpisce è la profonda sensibilità al misticismo, alla poesia e all'estetica. Ho potuto constatarlo in prima persona durante questa esperienza.”
Ognuno con un proprio bagaglio di esperienze. Ognuno con il proprio messaggio da inviare. I tre artisti italiani in scena a Singapore parlano un linguaggio al tempo stesso intimo e collettivo. Il lavoro di Bruno Fantelli nasce dal recupero: materiali marginali, scarti, elementi salvati. Composizioni ibride, volutamente grottesche con cui l'artista osserva il mondo del consumo e dell’eccesso senza moralismo. Nina Ćeranić, invece, che si definisce bi-culturale per formazione, costruisce universi sospesi tra intimità e straniamento. I suoi lavori nascono spesso da fotografie di famiglia, ambienti domestici, dettagli architettonici. Close-up di oggetti comuni, pelle, unghie, superfici familiari ma perturbanti, danno vita a mondi credibili eppure irreali. Infine, l’immaginario di Ariele Bacchetti affonda le radici in temi come la mutilazione, la lotta, il folklore e le sottoculture. Le sue tele restituiscono una natura tutt’altro che idilliaca: squillante nel cromatismo, selvaggia, inquieta, non addomesticata.
Come ogni mosaico riuscito, la mostra invita a riconoscere che il senso non sta in una singola tessera, ma nello spazio che le tiene insieme. Al tempo stesso è anche un riferimento a un grande protagonista dell’arte italiana, la tecnica del mosaico. Un riferimento quasi identitario, che va dall’epoca bizantina fino alle sperimentazioni spazialiste di Lucio Fontana. “Gli artisti italiani sono percepiti in Asia come portatori di una raffinatezza culturale stratificata, di un savoir-faire che non è mai solo tecnico, ma profondamente concettuale”, dice Jye Miin, manager di LOY Gallery.
“Il lavoro di realtà come LOY Contemporary Art Gallery è prezioso: la loro capacità di esplorare nuove prospettive e sostenere visioni artistiche coraggiose permette a progetti come questo di venire alla luce e crescere. Auspico che questa iniziativa, resa possibile anche grazie al sostegno della nostra Ambasciata, contribuisca ad ampliare gli orizzonti culturali e a valorizzare artisti emergenti italiani nel contesto di un evento di rilievo asiatico come la Singapore Art Week” ha concluso l’Ambasciatore Dante Brandi. In un panorama altamente competitivo, dove migliaia di artisti, soprattutto asiatici, alimentano una scena densissima, sfondare richiede visione, coerenza e una reale capacità di relazione interculturale. Se il talento non manca, la fortuna, che aiuta gli audaci, farà il resto.
7 febbraio 2026
6 febbraio 2026