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30 gennaio 2024
di Guendalina Dainelli

Cronache italiane da Singapore Art Week

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Singapore - E’ vero. Quest’anno alla SG Art Fair non sono apparse gallerie italiane. L’evento, alla seconda edizione, ha portato sulla scena un formato espositivo minore rispetto alla precedente, da 150 a 115 gallerie, e qualche rivista di settore ha fatto notare che anche campioni del calibro di Pace, Perrotin, David Zwirner e Almine Rech non sono apparse sulla lista. Ma l’Italia era presente, “diffusa”, distribuita nello spazio fisico e temporale dell’Art Week, in corso fino al 28 gennaio, “anche grazie all’impegno dell’Ambasciata, che ha sostenuto diverse iniziative con artisti, gallerie e istituzioni culturali sia italiane che locali. La diplomazia culturale gioca un ruolo di rilievo nelle relazioni bilaterali con Singapore” ha commentato l’ambasciatore Dante Brandi. Gillman Barracks accoglie le opere di Filippo Sciascia, trapiantato dalla Sicilia a New York e da 25 anni a Bali, dove ritrae dipinti fotorealistici in cui la luce racconta lo sviluppo tecnologico dell’umanità. La Galleria Mucciaccia è di casa a Singapore dal 2012, dove propone artisti blue-chip come nelle sedi di Roma, Cortina d’Ampezzo, Londra.

 

“Siamo molto attivi tutto l’anno, per l’Art Week proponiamo “Journey from Hyperrealism to Abstraction”, dall'iperrealismo di Roberto Bernardi all'astrazione pura di Jeffrey Kroll e Frank Holliday - ha detto Valter Spano, socio fondatore e Ceo a Singapore - C’è interesse genuino verso l’arte italiana in tutta l’area ASEAN. Ad esempio, Oliviero Rainaldi, che ha ricevuto prestigiosi premi internazionali, noto anche per la statua di Giovanni Paolo II, ha rapporti consolidati con la Malesia, la regina gli ha commissionato sculture e ritratti.” C’è poi la mostra fotografica di Giuseppe De Francesco, Second Cities, va in scena a Space TB80 (G8A Architects), con un’indagine approfondita dei paesaggi urbani, verso l'essenza stessa della città. C’è poi l’“Italian Modern Masters”, organizzato da Angra Wine&Spirit showroom e dalla milanese ML Fine Art, nel quartiere navale di Tanjong Pagar Distripark. Matteo Lampertico, fondatore della Galleria con sede a Milano e Londra, 30 anni nel settore, é arrivato con misurate aspettative e tanta curiosità.

 

 

“In valigia” ha portato pezzi da novanta, maestri italiani attivi tra gli anni Cinquanta e Novanta, tele del futurista Giacomo Balla, la “Piazza d’Italia” di Giorgio de Chirico, Lucio Fontana con le incisioni che hanno preceduto i tagli, la siciliana Carla Accardi, tra le poche donne a imporsi in uno scenario maschile, fino ai ricami concettuali di Alighieri Boetti. Qui, dalle vetrate degli hangar si scorgono le infinite file di gru e container del porto di Singapore - hub logistico secondo solo a Shangai nel traffico di merci. Accanto, il nuovo Singapore Art Museum (SAM) dedicato all’arte contemporanea ferve di lustrini e musica lounge. Ovunque, il via vai di visitatori, “old money” e “new money” in arrivo dalla Cina continentale (pare riconoscibili dal grado crescente di appariscenza), collezionisti del Sud-est Asiatico, spesso con vistose fogge identitarie - preziose Kebaya femminili o eleganti Songkok sulle teste degli uomini - o più squillanti outfit fashionista all’occidentale. SG Art Fair rappresenta un’importante addizione al crescente calendario artistico asiatico, in particolare per l’area Asean (650 milioni di abitanti). Negli ultimi anni, infatti, sotto al cappello dell’Art Assembly, che gestisce la fiera di Singapore, sono sorte anche quelle di Taipei Dangdai (prima edizione nel 2019) e Tokyo Gendai, che ha debuttato l’anno scorso.

Nel 2008 è nata Indian Art Fair di New Delhi. Nel 2013 si è definitivamente imposta da protagonista la fiera Art Basel Hong Kong, spin off del brand svizzero leader globale nell’arte. Proprio qui, grandi fortune e la politica di zero imposte giustificano i record mondiali di Christie’s Sotheby’s e Phillips nonché i progetti di nuovi headquarters per aste annuali sul modello di Londra. “I maggiori collezionisti mondiali di Giorgio Morandi sono cinesi” dice Lampertico ai visitatori di fronte alla tela intitolata “Fiori”, firmata dall’artista bolognese nel 1959. In effetti, da Pechino, a Chengdu, fino a Shanghai, negli ultimi anni si sono moltiplicate le mostre a lui dedicate.

 

 

Di certo, a fine serata spunta qualche bollino sulle tele: sono state riservate. “Sono clienti affezionati, italiani ed europei, ma ho riscontrato anche molta curiosità locale - commenta Lampertico - Le aspettative sono soprattutto a medio termine, nei prossimi cinque anni. Il mercato europeo ed americano sono ormai saturi, mentre qui collezionismo si sta sviluppando, ci sono grandi potenzialità, anche allargate, molti arrivano con poche ore di volo. Bisogna farsi trovare pronti.”

 

 

 

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