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6 ottobre 2023
di Ada Capitani

L'Irreale e l'Inverosimile

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La realtà anche quella più inverosimile nasconde una verità e sta all’artista accendere questa scintilla.  La nuova mostra al via a Firenze a Palazzo Strozzi Untrue Unreal ideata e realizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi insieme al celebre maestro Anish Kapoor che ha rivoluzionato l’idea di scultura nell’arte contemporanea invita lo spettatore a esplorare un mondo in cui i confini tra vero e falso si dissolvono, aprendo le porte alla dimensione dell'impossibile.

Nei lavori di questo artista l'irreale (unreal) si mescola con l'inverosimile (untrue), trasformando o negando la comune percezione della realtà.

A cura di Arturo Galansino, Direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi, aperta al pubblico dal 7 ottobre ’23 al 4 febbraio 2024, propone un percorso tra monumentali installazioni, ambienti intimi e forme conturbanti, creando un dialogo tra l’arte di Anish Kapoor, l’architettura e il pubblico di Palazzo Strozzi.

Nei lavori di questo artista l'irreale (unreal) si mescola con l'inverosimile (untrue), trasformando o negando la comune percezione della realtà

Attraverso opere storiche e recenti, tra cui una nuova produzione specificatamente ideata in dialogo con l’architettura del cortile rinascimentale, la mostra rappresenta l’opportunità di entrare in contatto diretto con l’arte di Kapoor nella sua versatilità, discordanza, entropia ed effimerità.

Palazzo Strozzi diviene un luogo concavo e convesso, integro e frantumato allo stesso tempo in cui il visitatore è chiamato a mettere in discussione i propri sensi. Le opere di Anish Kapoor uniscono spazi vuoti e pieni, superfici assorbenti e riflettenti, forme geometriche e biomorfe. “Anish Kapoor ha lavorato a Palazzo Strozzi realizzando un progetto espositivo totalmente nuovo”, ha detto Galansino.

“Sulla scia della nostra serie di esposizioni dedicate ai maggiori protagonisti dell’arte contemporanea, Kapoor si è confrontato con l’architettura rinascimentale. Il risultato è totalmente originale, quasi una sorta di contrapposizione dialettica, dove simmetria, armonia e rigore sono messi in discussione e i confini tra materiale e immateriale si dissolvono. Nelle geometrie razionali di Palazzo Strozzi, Kapoor ci invita a perdere e ritrovare noi stessi interrogandoci su ciò che è untrue o unreal”. 

La mostra prende avvio al centro del cortile di Palazzo Strozzi dove si trova Void Pavillion VII (Il padiglione del vuoto VII, 2023), la nuova opera che Kapoor ha ideato ad hoc e realizzata grazie al sostegno della Fondazione Hillary Merkus Recordati.

Un grande padiglione che si pone come punto di partenza e di approdo nel dialogo tra l’arte di Kapoor e Palazzo Strozzi. Entrando in questo spazio, i visitatori si trovano di fronte a tre ampie forme rettangolari vuote in cui lo sguardo è invitato a immergersi, in un’esperienza meditativa su spazio, prospettiva e tempo, che sconvolge la razionale struttura geometrica e l’emblematica armonia dell’edificio rinascimentale.

I visitatori si trovano di fronte a tre ampie forme rettangolari vuote in cui lo sguardo è invitato a immergersi, in un’esperienza meditativa su spazio, prospettiva e tempo, che sconvolge la razionale struttura geometrica e l’emblematica armonia dell’edificio rinascimentale.

“Un grande monolite bianco – spiega Galansino - nel quale si entra da un’apertura posta a est per trovare tre “vuoti” oscurissimi che si aprono nelle pareti: un’opera che, come ribadisce l’artista vuole destabilizzare le certezze e la visione razionale che sono alla base del progetto di Palazzo Strozzi”.

Al Piano Nobile le opere trovano quindi spazio nelle sale del Palazzo: l’iconica opera Svayambhu (2007), termine sanscrito che definisce ciò che si genera autonomamente, corrispettivo delle immagini acheropìte cristiane non dipinte da mano umana. C’è poi Endless Column (Colonna infinita, 1992), in pigmento rosso che sembra oltrepassare i limiti del pavimento e del soffitto della sala, quasi una metafora del legame tra terra e cosmo, esplicito riferimento alla celebre omonima scultura di Constantin Brâncuși.

E così via fino all’opera Angel (Angelo, 1990), grandi pietre di ardesia ricoperte da strati di pigmento blu intenso, un’opera dove Kapoor altera la forte materialità della materia evocando un senso di mistero che risponde all’ambizione di matrice esoterica di raggiungimento della fusione degli opposti.

"Se l’arte ha a che fare con qualcosa, è senz’altro la trasformazione . dice Kapoor-  Si tratta di cambiare stato alla materia. Questo non desiderando il suo passaggio da uno stato all’altro, ma attraverso uno strano processo di manipolazione di cui non saprei [proprio] come parlare. Sono sicuro che se affermassi con insistenza che queste forme [Angel] sono uscite da una cava come blocchi blu di Prussia, mi credereste". 

 

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