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12 aprile 2024

Miart al massimo. Ricciardi supera se stesso

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Bellezza oltre i confini del tempo e dello spazio. “In questi quattro anni non avevamo mai avuto una concentrazione così alta di gallerie internazionali e di progetti così ben curati e interessanti. Questa settimana, iniziata con Art week, ha portato davvero a Milano il meglio di quello che c’è nell’arte moderna e contemporanea”. Nicola Ricciardi, da quattro anni curatore di miart, la fiera internazionale di arte moderna e contemporanea, organizzata da Fiera Milano, con la main partnership di Intesa Sanpaolo, ha un sorriso che la dice lunga. Miart 2024 è un concentrato di 178 gallerie, da 28 paesi. “Ne abbiamo 10 in più dell’anno scorso e sono nuovi ingressi a cui teniamo molto - precisa il curatore - perché sono alcune delle più importanti realtà internazionali. Anche le gallerie italiane, soprattutto le milanesi stanno facendo un grande sforzo”.

 

 

Miart cerca di avere un 60% almeno di gallerie nostrane “perché pensiamo che il pubblico internazionale venga a Milano anche per adocchiare qualche novità e magari “scoprire delle piccole realtà che non conosceva, con progetti coraggiosi come quello di Raffaella Cortese che ha uno stand molto grande ma con una sola opera, un’altalena di Francesco Arena, che è il gesto più poetico e interessante per rispondere al un momento difficile del mercato con un gesto di grande resilienza”. Siamo andati a vederlo e abbiamo incontrato l’artista.
“L’altalena è un oggetto legato al gioco - ci spiega Arena - è come un pendolo che si muove tra passato e futuro”. La frase incisa sull’asse della seduta in bronzo ‘tutti i giorni presenti si somigliano fra loro, ogni giorno passato è differente a modo suo’
“È una mia rielaborazione dell’incipit di Anna Karenina di Tolstoj (‘tutte le famiglie felici si somigliano ma ogni famiglia infelice lo è a modo suo’, ndr.) e si riferisce a questa idea dei giorni presenti e passati e di come cambia la concezione del tempo nel ricordo che ne conserviamo”.

 

 

Nicla Calegari direttrice della Galleria Cortese, ci dice che la decisione di presentare solo un’opera nasce dalla volontà “di offrire un momento di silenzio, di riflessione, nella freneticità della fiera”. In effetti di movimento ce n’é tanto, tra chi vuole solo curiosare e chi fare acquisti milionari.
Sulle pareti degli stand si affollano quadri strepitosi di Fontana, Botero, De Chirico, Ligabue, Baj, Bencroft, Tosatti, Balla, Boccioni, Pistoletto, c’è anche un’opera di Ai Weiwei. Insomma il meglio del meglio, che una giornata non basta, ogni opera merita una sosta. E perché no, anche una chiacchierata con il gallerista. Molti sono lungimiranti come ci spiega Ricciardi. “Il mercato non sta attraversando una fase facile, c’è poca liquidità, poco investimento e poco coraggio ma è premiante la risposta che le gallerie stanno dando: di giocare in attacco e non in difesa. Questa strategia pagherà in futuro”.

In fiera le tendenze stilistiche ci sono tutte ma in particolare “È un buon momento per la pittura, c’è poca tecnologia cosa che è un po’ anacronistica, ma interessante, perché c’è un grande ritorno dei media tradizionali, una voglia di sicurezza in questo periodo storico e credo rimarrà così anche per i prossimi due anni”.

 

Chiudiamo la nostra chiacchierata con il curatore di miart chiedendogli un consiglio per chi visita la fiera. Se c’è qualcosa che proprio non ci si può perdere? “Il mio consiglio è proprio di perdersi e scoprire delle cose che magari non ci si aspetta. Ci sono delle cose incredibili, io stesso l’altro giorno mi sono perso e mi sono trovato davanti a questa collezione di disegni erotici di Giacomo Manzù, una cosa eccezionale, mai visti. Sono delle perle. E costano il giusto, per essere un piccolo monumento che uno si porta in casa e rimarrà per tutta la vita.

Ovviamente incuriositi, siamo andati a vedere queste opere. Magnifiche. “Sono 20 disegni che Manzù dedica alla moglie - ci racconta il gallerista Giorgio Copetti - ed erano contenuti in un album del 1977. Nostro desiderio sarebbe avere un unico acquirente per tutte le opere, preferiremmo guadagnare meno ma tenere il nucleo intatto, così sarebbe compiuta la nostra missione”. Esposta anche la pagina con dedica, che più romantica non si può, di Manzù alla consorte: “Quando ci siamo incontrati, un raggio di sole ha trafitto il mio volto: Inge mia! Scritta per sempre perché è la mia preghiera quotidiana”.

 

 

 

 

 

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