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8 giugno 2026
di Stefano Rissetto

Un sogno sognato in Sicilia

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Isola al guinzaglio, refuso della geografia, disguido del possibile. Di fronte alla costa di Marzamemi, raggiungibile facilmente a nuoto, sta l’Isola Piccola. La si potrebbe scambiare per un naviglio alla fonda; invece è un lembo di terra emersa con una casa rossa, una piscina
naturale, un bosco minimo anch’esso.

Non è la più piccola del mondo: il primato spetta, esclusi i fari sperduti come quello drammatico di Ar-Men assediato dal maglio delle feroci onde al largo della Bretagna, alla “Just Room Enough”, “Spazio appena sufficiente per una stanza”, che sta nel fiume San Lorenzo, parte di un migliaio di altre curiose escrescenze terragne consimili, appartiene allo Stato di New York, ospita una sola casa, un albero, qualche arbusto e una spiaggia grande come un tappeto. Ma l’architettura nordica, i colori scuri e il contesto d’acqua dolce nulla possono contro il fascino mediterraneo, forse moresco della casa sul mare a pochi passi dalla Sicilia. Sembra un’irreprensibile miniatura di Venezia, la contrometafora paradisiaca del cupo scoglio cipressato di Arnold Böcklin, la versione naturale dell’utopia adriatica chiamata Isola delle Rose, un’idea di stabilità confortante opposta alla deriva nevrile del pezzo di Jugoslavia che chiude il granguignolesco spettacolo circense di “Underground” di Emir Kusturica.

La chiamano anche “Isola Brancati”, in quanto è un bene privato di proprietà della famiglia che annovera lo scrittore Vitaliano. Ad acquisirla, previa sdemanializzazione, era stato nel 1935 il cugino dell’autore del “Bell’Antonio”: Raffaele, chirurgo e professore universitario a Catania. Quindi da oltre novant’anni una fortunata e acuta dinastia “regna” su questo piccolissimo pezzo d’Italia, isola contigua a un’isola, pacifico bastione che assiste allo scorrere del tempo e delle onde sullo Ionio. Di notte a volte è illuminata, pare un dipinto di Magritte, contrasta con il dolce buio di una landa lontana da quasi tutto. Non è dato sapere se e quali pagine il romanziere abbia meditato sull’Isola Piccola, quali dei suoi personaggi in equilibrio fra tradizione ed eversione siano nati fra terra e mare. Piace pensare che vi si diano appuntamento come usano i fantasmi, Paolo il caldo e il Bell’Antonio, don Giovanni Percolla di Sicilia fino alla governante straniera Caterine, scompigliatrice di esistenze.

Oggi Brancati è quasi dimenticato, come accade agli intellettuali che non siano stati capaci di adeguarsi all’andirivieni del tempo vissuto. Forse anche la sua anima passeggia leggera sull’acqua salata, dalla Sicilia alla casa rossa sul mare, alla ricerca di un’impossibile pace, di un riscatto dalle traversie di un’esistenza trascorsa contro corrente, chiusa lontano da qui, tra le nebbie e i misteri di Torino. Oppure l’Isola Piccola non è niente di tutto questo, è soltanto l’invenzione di un insonne: come diceva Leonardo Sciascia, “un sogno sognato in Sicilia”, un luogo dell’interiorità sempre in fuga dalla geografia per trovare asilo in una storia non scritta.

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