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8 giugno 2026
di Laura Antonini

Un'oasi d'arte

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C’è una nuova “isola” nella Laguna di Venezia. Nuova non perché prima non esistesse geograficamente ma perché dal 7 maggio 2026 è tornata a vivere grazie all’arte. È l’isola di San Giacomo, zolla di terra galleggiante che i turisti costeggiano quando prendono i vaporetti per Murano e Burano. Adesso è la terza sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo che si aggiunge a quella di Torino, aperta nel 2002 in una zona ex-industriale della città, e a quella di Guarene, con Palazzo Re Rebaudengo e il Parco d’arte tra le colline di Langhe e Roero. In Spagna la Fondazione non ha ancora una sede stabile, ma è presente con le mostre promosse nella capitale dalla Fundación Sandretto Re Rebaudengo Madrid. Nel 2018 Patrizia e Agostino Re Rebaudengo l’hanno acquistata da Cassa Depositi e Prestiti con l’idea di trasformarla in un laboratorio di arte e sostenibilità e ora il progetto si apre al pubblico. «In questo lembo di terra in mezzo all’acqua» racconta Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente della Fondazione, «ho riconosciuto da subito un posto speciale, adatto a ospitare mostre, opere e residenze, perfetto per assecondare i tempi lenti della ricerca artistica e favorire dialoghi e incontri tra artisti e artiste, teorici e studiosi di tutte le discipline».

Parte integrante del delicato ecosistema lagunare, l’isola è stata ripensata per coltivare e sviluppare sensibilità e pratiche ecologiche. «In coerenza con questo proposito – spiega Agostino Re Rebaudengo, presidente di Asja Energy (società benefit attiva da 30 anni nella produzione di energia rinnovabile e nella riduzione delle emissioni di CO₂) – San Giacomo è stata salvata dall’abbandono attraverso un progetto di recupero che non si è limitato al restauro architettonico, ma ha strutturato l’intera isola come un ecosistema di economia circolare».

Grazie ad un intervento di restauro attento, le due Polveriere di età napoleonica sono diventate nuovi spazi espositivi; nelle foresterie, destinate alle residenze, risuona ancora la vocazione hospitale del luogo; la vigna ricorda che qui in passato c’erano frutteti e orti coltivati; i “Grotowski’s Trees” rendono omaggio al regista teatrale, teorico del Teatro povero, che nel 1975, durante la Biennale Teatro, aveva scelto questo luogo
inselvatichito per preparare e mettere in scena la piéce “Apocalypsis cum figuris”. L’arte contemporanea si respira nell’aria a San Giacomo, che così diventa la terza sede della Fondazione nata a Torino nel 1995, grazie alle sei installazioni permanenti disseminate nel giardino. Alcune sono frutto di una precisa committenza, altre opere già esistenti capaci di acquisire per la loro nuova location nuovi significati ma tutte richiamano il tema dell’ambiente. C’è la scritta luminosa “Patriarchy = CO2”, del collettivo parigino Claire Fontaine: un’equazione tra patriarcato e riscaldamento climatico, con una prospettiva che sottolinea la continuità tra le logiche di dominio e le condizioni allarmanti del pianeta. Sulla sponda sinistra dell’isola colpisce GONOGO, il gigantesco razzo di Goshka Macuga realizzato nel 2023, che interroga lo spettatore sul dilemma se abbandonare la terra alla ricerca di nuovi luoghi abitabili nello spazio o restare cercando di cambiare qualcosa.

Psichedelica è poi l’opera “Old Tree” (Pink Seas) di Pamela Rosenkranz opera commissionata ad hoc per l’isola: un albero che come un faro illumina e racconta la relazione tra organico e inorganico. A toccare la questione del rapporto tra specie, citando con la forma scelta quella di una grande sirena in bronzo, è l’artista tedesco Thomas Schütte con la sua “Nixe”. Anche la cappella inclinata di Hugh Hayden è stata ideata e realizzata ad hoc per l’isola di San Giacomo.

All’interno, ospita un santuario concepito come uno spazio di riflessione mentre in alto, una campana riporta la frase tratta dalla fiaba “I tre porcellini”: “Not by the hair on my chinny chin chin”. Infine un attrezzo da giardino, un tubo di gomma replicato in bronzo e rame, è il modo con cui Mario García Torres ha voluto rendere omaggio ad Alighiero Boetti. Ad aprire la stagione espositiva dell’isola c’è un ricco programma di mostre. Fino al 12 settembre “Fanfare/Lament”, la personale di Matt Copson, curata da Hans Ulrich Obrist; la collettiva “Don’t have hope, be hope!” con opere della Collezione Sandretto Re Rebaudengo; anche “Isola di San Giacomo 2022-2026, A Story in Images”: una selezione di scatti dalle campagne fotografiche di Giovanna Silva e di Antonio Fortugno dedicate al cantiere di restauro.

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