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8 giugno 2026
di Lidia Lombardi

Una farfalla in mezzo al mare

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Favignana, F come Florio. E come farfalla. Perché la maggiore delle isole Egadi, l’arcipelago (in area marina protetta) più a ovest d’Italia, ha appunto la forma di farfalla. E perché lega la sua storia moderna alla dinastia dei Florio, commercianti, imprenditori (partiti nel 1799 da Bagnara Calabra con la valigia di cartone, divennero nell’arco di un secolo la famiglia più ricca e potente dell’Italia Unita), mecenati, armatori, politici, banchieri, un pezzo di bel mondo ottocentesco, che ha toccato l’apice del glamour con il salotto di donna Franca – ritratta da
Giovanni Boldini – e l’invenzione della Targa Florio, corsa automobilistica sì, ma anche esibizione delle vanità.

A Favignana Vincenzo Florio e suo figlio Ignazio – che finanziarono Garibaldi e lo Stato appena nato – hanno dato prosperità. Ignazio acquistò le tonnare dell’isola nel 1874 realizzando un visionario progetto, la sua invenzione più fortunata: inscatolare il pesce e conservarlo sott’olio. Lui già si era arricchito tra l’altro con le miniere di zolfo e trasformando le uve cotte dal sole siciliano nel liquoroso vino Marsala, fino ad allora prodotto dagli inglesi, dopo averlo scoperto durante le navigazioni da Liverpool. Poi, constatato che molto del tonno pescato dai suoi uomini non riusciva ad essere venduto, concepì la possibilità di evitare che quel ben di Dio venisse gettato via. Pensò che l’olio, che pure produceva, fosse un ottimo isolante per le sode carni del pesce. Ispirandosi alla tecnica di sterilizzazione del vetro ideata dal pasticciere francese Nicolas Appert e successivamente adattata ai contenitori di latta dall’ingegnere Philippe de Girard. Così nacque a Favignana lo stabilimento per inscatolare sotto il marchio Florio. Diede lavoro agli uomini – pescatori, maestri d’ascia, tessitori e riparatori di reti – e alle donne, capaci con le loro mani più piccole di infilare bene i tranci di tonno nelle latte, per assicurare l’assenza di aria e proseguire affogando la preziosa carne nella cappa di olio di oliva.

La saga dei Florio è stata l’oggetto di un best seller del 2019, “I leoni di Sicilia”, di Stefania Auci. E la loro storia è stata recentemente sceneggiata per l’omonimo film tv in quattro puntate, con Michele Riondino e Miriam Leone tra i protagonisti. Ora, nel nome della rampante famiglia torna il Festival Florio, appunto, che si svolgerà dal 28 giugno al 5 luglio, allargando gli appuntamenti anche alle altre due Egadi, Levanzo e
Marettimo. La kermesse culturale, nata nel 2012, riprende dopo lo choc del Covid e la necessaria esigenza di riannodare i fili organizzativi. Ed è un faro culturale sul Mediterraneo, esteso a tutte le arti e ponte per l’Europa poiché il direttore artistico, Giuseppe Scorzelli, lavora tra la Germania e l’Italia. Un festival internazionale come è il flusso turistico di Favignana, che si intende destagionalizzare, e insieme fortemente legato alla comunità delle Egadi. Per gli eventi, a ingresso gratuito, lo scenario sono vie e slarghi di Favignana, tutti affacciati sul mare turchese, e insieme le architetture che narrano dei Florio: a partire dallo Stabilimento, che affonda i suoi padiglioni nei flutti di fronte al porto, un gioiello di archeologia industriale dove ogni elemento costruttivo rispondeva a criteri ottimali per la produzione del tonno in scatola. La visita guidata di questa che ora è un’area museale si giova di materiali multimediali per ricreare mito e rito della tonnara, il passaggio dei banchi di pesci provenienti dall’Atlantico e incanalati in primavera nel Mediterraneo attraverso lo Stretto di Gibilterra.

Il percorso comprendeva appunto il mare attorno alla costa occidentale di Favignana e qui si appostavano le barche per una pesca sanguinaria – indimenticabile la sequenza di una mattanza dei tonni col neorealismo di Rossellini in “Stromboli” – e insieme necessaria, perché assicurava agli abitanti dell’arcipelago il sostentamento per l’inverno. Sotto le volte dello Stabilimento, affascinanti nell’arco a sesto acuto, risuona il documento
del canto dei “tonnaroti”, propiziatorio per un abbondante bottino ma anche penitenziale, nella consapevolezza della inevitabile crudeltà con la quale si incanalavano le bestie nella “camera della morte” delimitata dalle reti. Proprio all’ombra di questi locali (cui si affiancano quelli dell’inscatolamento, che conservano le latte originali e una galleria di fotografie e di immagini dei protagonisti, la gente di Favignana) l’evento di avvio, il 28 giugno, del Festival: la consegna del Premio Favignana per il Teatro 2026 a Leo Gullotta, voce e volto siciliani e internazionali.

Seguiranno nei giorni successivi l’omaggio a Gigi Proietti con la figlia Carlotta, la musica suonata da Enrico Pieranunzi sugli spartiti di Ennio Morricone, il concerto di classica di Raphaela Gromes e Julian Riern, l’esibizione di Giovanni Allevi il 5 luglio, a chiusura del Festival. Che comprende anche incontri e masterclass, oltre a degustazioni di specialità locali e di vini della Cantina Florio.

Oltre allo sfondo dello Stabilimento, il Festival avrà quello di un altro edificio, dirimpettaio e suggestivo, ancora legato ai Florio: i padiglioni della Camparìa, un nome emozionante: qui lavoravano d’inverno i pescatori, trovando appunto nella paga di che campare quando la pesca era ferma: ecco allora i locali dove si aggiustavano le reti, le volte sotto le quali si ricoveravano le barche per le riparazioni. Emoziona il documentario che fa rivivere i protagonisti della tonnara, il rais con i suoi autoritari comandi ai tonnaroti al momento di sollevare le reti gonfie di pesci, i ricordi di quanti hanno partecipato al “rito”, gli attrezzi, le barche: uno spazio dilatato, tra cielo e mare, oggetto di restauro filologico e ora aperto al
pubblico. Favignana non è solo questi due affascinanti edifici-museo.

È insenature – Cala Rossa, Cala Azzurra, Rotonda, Stornello – e piccole spiagge sabbiose. È grotte (delle Uccerie, degli Innamorati…), piazze color avorio, come quella vicino al Porto, dominata dal liberty di Palazzo Florio e dalla statua dell’imprenditore. È negozietti di artigianato, di degustazione, di gastronomia tipica. È escursioni in barca. Senza perdere l’identità. Accade per esempio con la pescaturismo, un’attività praticata da pochissimi. Figli di pescatori che hanno vissuto in prima persona l’attività creata dai Florio. Ecco allora “Pacifica”, il peschereccio sul quale
Rosario accoglie chi vuole arrivare alle insenature, tuffarsi nell’azzurro, gustare il pesce guizzante nelle reti calate la sera prima e dal Capitano cucinato a vista, a seconda dell’offerta di Madre Natura.

Si va in mare, si passeggia nelle vie del centro, si gira l’isola in bicicletta, si sale sulla vetta del monte Santa Caterina, brullo sopra lo Stabilimento Florio, che nell’estate scorsa è stato il set del kolossal “The Odissey” diretto da Christopher Nolan, con Matt Damon, Charlize Theron, Anne Hathaway tra gli altri. E con la partecipazione di molte comparse dell’isola, del resto abituata ai volti del cinema, come Simona Izzo e Ricky Tognazzi, Massimo Ghini e Sabina Guzzanti che qui hanno il loro buen retiro. Favignana abbraccia tutti con le sue ali di farfalla allargate tra Punta Sottile e Punta San Vituzzo.

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