È un appuntamento sempre più attesa. Quando Roma entra nel cuore dell’estate, risuonano le note del grande jazz. È un tempo che si dilata alla Casa del Jazz, dove il programma del Summertime 2026 dispiega un programma che procede per stratificazioni, ascolti, incontri. Dal 13 giugno al 7 agosto, la stagione firmata dalla Fondazione Musica per Roma presenta oltre quaranta concerti, trasformando questo spazio in uno dei punti più sensibili della mappa musicale europea. Non è solo una rassegna, è un attraversamento del jazz nel suo farsi contemporaneo, nella sua capacità di cambiare forma restando riconoscibile.
L’apertura, affidata il 13 giugno al P.A.F. Trio di Paolo Fresu, Antonello Salis e Furio Di Castri, ha già il peso delle cose radicate nel tempo. È una musica che porta con sé memoria e dialogo, e che sembra dare il tono a tutto ciò che seguirà: una continua oscillazione tra passato e presente. Nei giorni immediatamente successivi, il festival entra nel vivo, e lo fa attraverso una serie di progetti che non si limitano a eseguire musica, ma costruiscono veri e propri racconti. Il 14 giugno, ad esempio, i Doctor 3 dedicano una serata a Ettore Scola e Armando Trovajoli, ripercorrendo, attraverso le colonne sonore, una parte significativa dell’immaginario cinematografico italiano.
Questa dimensione del tributo attraversa molte delle scelte artistiche di Summertime 2026, ma trova la sua espressione più compiuta nel ciclo dedicato al centenario di Miles Davis. Non si tratta di celebrazioni formali, ma di riletture, di tentativi di riportare quella musica dentro il presente. Il 16 giugno, Stefano Di Battista presenta Miles in prima assoluta; il 23 giugno, Roberto Gatto intreccia la figura di Davis con quella di John Coltrane; il 17 luglio, Fabrizio Bosso affronta Sketches of Spain sulle partiture originali. E poi, il 20 luglio, alla Cavea dell’Auditorium, arriva Marcus Miller, con un progetto che non è solo omaggio, ma prosecuzione di un legame artistico e umano.
Nel frattempo, la Casa del Jazz continua ad accogliere traiettorie diverse. Il 20 giugno il Bobo Stenson Trio porta una dimensione più raccolta e lirica, mentre il 27 giugno la brasiliana Mari Froes introduce una sensibilità nuova, sospesa tra samba, bossa nova e pop. I primi giorni di luglio segnano un passaggio particolarmente intenso: il 2 luglio Anouar Brahem costruisce paesaggi sonori che mescolano Mediterraneo e ricerca; il 4 luglio arriva la voce di Cécile McLorin Salvant, tra le più riconoscibili del jazz contemporaneo; il 6 luglio Nate Smith propone Live Action, seguito poi da Kurt Rosenwinkel (8 luglio), Fred Hersch (9 luglio) e Kris Davis (10 luglio). È un susseguirsi di prospettive diverse, che restituiscono l’idea di un jazz in continuo movimento.
Accanto a questa linea più esplorativa, il festival mantiene un dialogo costante con alcune figure chiave della scena internazionale. Il ritorno di Dee Dee Bridgewater, con il suo tributo ad Abbey Lincoln, si inserisce in questa direzione, così come la presenza di Bill Frisell (16 luglio), musicista capace di attraversare confini sonori con naturalezza, e di Billy Cobham (21 luglio), che porta sul palco una memoria ancora vitale. Le nuove generazioni, però, non restano ai margini. Il 27 luglio, nell’unica data italiana del suo tour europeo, arriva Samara Joy, mentre il 29 luglio Fantastic Negrito restituisce una visione più ruvida e narrativa della musica afroamericana. Ad agosto, il festival continua con Cory Henry (4 agosto) e Jalen Ngonda (5 agosto), segnando ulteriori aperture verso il soul e le contaminazioni contemporanee. Intanto, la scena italiana costruisce una presenza solida e ramificata.
Il 19 giugno Rita Marcotulli presenta un nuovo progetto con giovani musicisti, mentre il 24 giugno Enrico Pieranunzi rilegge la figura di Chet Baker in un equilibrio tra intimità e memoria. Il 25 giugno Chiara Civello attraversa territori tra canzone ed elettronica, e il 26 giugno l’incontro tra Raphael Gualazzi e Francesca Tandoi mette in dialogo due percorsi distinti ma complementari. Il tema del passaggio tra generazioni emerge con chiarezza anche più avanti: il 1° agosto Enrico Rava porta sul palco Fearless Five, costruendo un ponte tra esperienza e nuove energie, mentre il 6 agosto chiude la rassegna Matteo Mancuso, tra i talenti più interessanti della sua generazione. Alcuni appuntamenti si spostano poi all’Auditorium Parco della Musica, come se il festival si espandesse oltre i suoi confini naturali: Pat Metheny (5 luglio), Diana Krall (15 luglio), Gregory Porter (25 luglio) e Jacob Collier (18 luglio) contribuiscono a rafforzare un dialogo più ampio tra le rassegne estive della città. Nel frattempo, il programma si apre anche ad altre forme di narrazione, grazie ai progetti dei Concerti nel Parco, che intrecciano musica, teatro e letteratura con presenze come Ambra Angiolini, Monica Guerritore e Stefano Massini. In un’estate che offre molto, la Casa del Jazz sceglie ancora una volta una strada precisa: lasciare che sia la musica, sera dopo sera, a costruire il suo racconto.
22 maggio 2026
20 maggio 2026