Non è un azzardo definire storica la prossima stagione del Teatro di Roma. Ai tre palcoscenici dell’Argentina, dell’India e del Torlonia si aggiunge infatti, dal 16 ottobre, il Teatro Valle, restituito alla città dopo un lungo e complesso intervento di ristrutturazione. Il teatro moderno più antico d’Europa, inaugurato nel 1727 su progetto di Tommaso Morelli e intitolato a Franca Valeri, torna così pienamente operativo dopo oltre dodici anni di chiusura, riannodando il filo di una storia che attraversa quasi tre secoli di spettacolo. Da ottobre il Valle diventa la casa della drammaturgia contemporanea, completando un sistema che ambisce a imporsi come uno dei più articolati e vitali del panorama nazionale.
“Il teatro è vita”: è attorno a questa idea che prende forma una stagione ampia e stratificata, con oltre 90 titoli tra produzioni, coproduzioni e ospitalità. Sotto la direzione artistica di Luca De Fusco, il Teatro di Roma consolida una struttura policentrica che mette in dialogo tradizione e ricerca, grandi registi e nuove generazioni. All’Argentina, spazio del grande teatro di regia, la stagione attraversa le zone più oscure dell’animo umano: il dittico firmato dallo stesso De Fusco (Otello e Peccato che fosse una sgualdrina), accanto al ritorno di Massimo Popolizio con 'La pazzia di Re Giorgio' e di Peter Stein con 'Platonov'. Completano il quadro la rilettura goldoniana di Valerio Binasco e la visione radicale di Romeo Castellucci, che con Faust. Fatto, non detto interroga i limiti della conoscenza e della rappresentazione.
Cuore simbolico della stagione, il Teatro Valle rinasce come Casa della drammaturgia contemporanea, in un equilibrio tra memoria e nuove scritture. L’inaugurazione è affidata a Francesco Piccolo, che torna alla storica “prima” dei 'Sei personaggi in cerca d’autore', restituendo al luogo la sua dimensione mitica e fondativa. Il cartellone si sviluppa lungo una linea internazionale e fortemente segnata da voci femminili: 'Escaped Alone' di Caryl Churchill, 'Memoria di ragazza' di Annie Ernaux e 'Che dolore terribile' è l’amore ispirato a Han Kang compongono un trittico che incrocia letteratura e scena, memoria e identità. A questo si affianca il ritorno a Pirandello con Emma Dante, insieme a titoli contemporanei come Bella figura di Yasmina Reza e Visita al padre di Norm Foster, indagini sensibili sulle relazioni e sulle fragilità dell’umano.
Vocato alla sperimentazione, il Teatro India si conferma laboratorio dei linguaggi contemporanei, attento alle fratture sociali e alle forme della memoria. La stagione si apre con 'Gli elefanti nella stanza' di Francesca Astrei, dedicato al mondo dei siblings, e prosegue con 'The Body of an American' diretto da Jacopo Gassmann, riflessione sull’etica dello sguardo e sulla rappresentazione del dolore.
Il tema dell’identità attraversa anche 'Lettera di una sconosciuta', mentre Logorante, ma vivo rende omaggio a Paolo Grassi, riaffermando il teatro pubblico come spazio di responsabilità civile. Accanto alle produzioni, una ricca rete di ospitalità amplia lo sguardo a esperienze internazionali e linguaggi ibridi.
Più raccolto e sperimentale, il Teatro Torlonia si conferma spazio dedicato alla parola e alla narrazione intima. Qui il teatro diventa indagine sulle identità marginali e sulle crepe dell’esistenza: da Racconti romani, viaggio nella letteratura del Novecento, a Vita a rate di Riccardo Caporossi, fino a 'Spettacolo politicamente scorretto', che coinvolge direttamente il pubblico mettendo in discussione i confini tra scena e spettatore. Le ospitalità rafforzano questa linea, con una forte attenzione ai linguaggi del contemporaneo e alle voci femminili.
Tra le novità di stagione, Capitale Danza introduce un nuovo asse dedicato alla coreografia contemporanea. Il festival, in programma a maggio 2027 e curato da Lea Giamattei, attraversa gli spazi del Teatro di Roma portando il corpo al centro della riflessione artistica. All’Argentina arrivano nomi di rilievo internazionale come Mehdi Kerkouche e la Batsheva Dance Company, mentre al Teatro India la danza si intreccia con temi politici e identitari. Il movimento diventa così linguaggio trasversale, capace di dialogare con la prosa e ridefinire la scena.
A completare il disegno, un articolato programma di attività culturali: laboratori, formazione, progetti per le scuole e iniziative di inclusione come il Laboratorio Piero Gabrielli. Il Teatro di Roma si conferma così non solo luogo di produzione artistica, ma presidio culturale e spazio di cittadinanza, capace di costruire comunità oltre il palcoscenico.
22 maggio 2026
20 maggio 2026