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6 marzo 2023
di Guendalina Dainelli

Ma che opera maestro!

Raffaella Carrà 
Raffaella Carrà 
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“Mi sono detto: chi è all’altezza oggi di Lucia, Norina, Elisabetta e di tutte le altre donne protagoniste delle opere di Donizetti che non fanno sconti rispetto alla realizzazione dei loro desideri? Pronte a tutto per la loro libertà? La risposta per me è stata inequivocabile: Raffaella Carrà.” È questa l’idea di Francesco Micheli, direttore artistico del festival Donizetti Opera, che firmerà la regia di Raffa in the Sky. Una vera e propria opera lirica commissionata dalla Fondazione Teatro Donizetti per il 2023 anno di Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura al compositore Lamberto Curtoni su libretto di Renata Ciaravino e Alberto Mattioli. Un progetto interamente a carico di sostenitori privati che vedrà  protagonista la voce di Chiara Dello Iacovo e sul podio Carlo Boccadoro, celebre interprete di prime assolute. Vulcanico e temerario. Micheli, autore e regista, è amante delle sfide al limite dell’impossibile, come quella delle Donizetti Nights, che abbina le piazze di Bergamo, città natale del compositore, alla divulgazione delle sue opere.

La cultura pop a quella, per così dire, d’élite, rappresentata plasticamente dal gigantesco sipario di velluto rosso che si apre al centro della città in occasione della kermesse.

“L’opera è nata come forma d’arte popolare. Soffro nel vedere che non è più quella dell’età dell’oro, una fabbrica di miti che raccontavano il tempo presente, attraverso personaggi tendenzialmente scomodi, interrogando il pubblico su grandi temi umani ed etici.”

Certo, Raffaella ha fatto scandalo con il suo ombelico ma in fondo è stata anche regina della tv nazional popolare, un personaggio incredibilmente versatile, amata da un pubblico trasversale e internazionale. L’erotismo delle sue canzoni è scherzoso, quasi innocente. Non le sembra eccessivo definirla rivoluzionaria?

“La rivoluzione non è legata allo scandalo. Perché si deve morire per affermarsi? Lei ha fatto la rivoluzione con il sorriso. Ho visto diversi autorevoli commentatori scandalizzati dal mio progetto. La regina del Tuca Tuca è degna di un racconto così sontuoso come quello possibile con un’opera? Se qualcuno ha dei dubbi allora significa che era necessario questo progetto per renderle giustizia. Pensi solo al suo famoso ‘colpo di testa’ durante le coreografie, è tutt’altro che una mossa banale.

Affrancata dalla cotonatura di origine Settecentesca, passata dal teatro alla televisione, la donna, anche nello spettacolo, è con Raffaella diventata libera di esibire i propri capelli. In Iran oggi ci sono donne che muoiono per aver mostrato i propri capelli. Dai capelli all’ombelico, ha portato sotto i riflettori parti del corpo femminile che sono diventati simbolo di una rivoluzione. C’era consapevolezza ed emotività in questo processo, che e’ stato doppiamente audace in quanto è arrivato nelle case, nelle mura domestiche, là dove è più difficile portare la rivoluzione”.

Cosa c’è di attuale nell’opera? E perché oggi il pubblico fatica a sentirla vicina alla propria sensibilità?

“C’è tantissimo di attuale. Penso a quanto ha fatto per la condizione femminile, in termini di affrancamento, emancipazione, liberazione da stereotipi, da Le Nozze di Figaro di Mozart alla Lucia di Lammermoor di Donizetti, alla Traviata di Verdi a Madama Butterfly di Puccini. Storie di donne che vorrebbero essere libere di fare quello che vogliono, in un mondo in cui era impossibile farlo. Temi potentissimi, rivolti al grande pubblico. Poi con le Avanguardie, dopo la morte di Puccini, l’opera è diventata una forma d’arte selettiva, si è rinunciato al legame con il pubblico. Ma l’obiettivo di questa forma d’arte è quello di parlare alla gente, rompendo i tabù”.

Un Musical su Raffaella Carrà esiste già, così come una serie Tv: come si posiziona questa nuova opera rispetto a tutto quello che è stato prodotto sulla luminosa carriera di questa artista?

“Raffaella è una grande protagonista dei nostri tempi ed è giusto che le vengano rivolti tanti tributi. L’Opera è la mia passione e come artista e operatore culturale sento il dovere di sostenerla. Il musical è figlio dell’opera, contiene anche dialoghi parlati, i brani sono delle canzoni. Nell’opera invece la musica detiene il primato, è il principale mezzo di narrazione, che si sviluppa in modo grandioso con un dispiegamento di mezzi, voci e strumenti. Va dritto all’anima, parla a tutti, è universale, per questo rimane comunque la forma di spettacolo dal vivo più diffusa al mondo.”

Sergio Japino, che è stato accanto alla Carrà per molti anni, ha approvato il progetto

 “Assolutamente, si è detto sicuro che Raffaella sarebbe incuriosita, lusingata ed emozionata. Del resto sappiamo che amava l’opera come dimostra Il Gran Concerto di cui fu autrice su Rai 3, in cui l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai presentava brani di musica classica e operistica a una platea enorme di bambini. Ora tocca a lei diventare protagonista, in scena al Teatro Donizetti di Bergamo il prossimo settembre”.

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