instagram
19 gennaio 2023
di Laura Antonini

La perla di Pompei

Casa dei Vettii, parco archeologico di Pompei
Casa dei Vettii, parco archeologico di Pompei
twitterfacebook

La perla di Pompei. Una casa romana ricca di affreschi mitologici, sculture “in bronzo e in marmo, di eccezionale qualità artistica- racconta Gabriel Zuchtriegel, Direttore del Parco archeologico di Pompei - che parlano del rapporto complesso tra modelli greci e rielaborazioni romane, ma anche la vita economica e sociale della città”.

E’ la casa dei Vettii che dopo 20 anni di chiusura ha ora riaperto le sue porte ai visitatori del parco archeologico di Pompei, 44 ettari di storia che ogni anno catalizzano l’interesse e lo stupore di appassionati visitatori di tutto il mondo.

Dopo 20 anni di chiusura, la casa dei Vettii ha ora riaperto le sue porte ai visitatori del parco archeologico di Pompei

Subito dopo le feste natalizie, lo scorso 10 gennaio c’è stata l’apertura ufficiale anche alla presenza del Ministro Gennaro Sangiuliano e del Direttore Generale dei Musei, Massimo Osanna di questo luogo iconico del sito Unesco campano. Una parziale riapertura c’era stata nel 2016 limitata però al solo ambiente di ingresso dell’atrio e a quelli circostanti.

Adesso tutta la villa che scavata alla fine del 1800, prende il nome dai fratelli liberti Aulus Vettius Restitutus e Aulus Vettius Conviva, schiavi liberati che intrapresero una fiorente attività commerciale legata all'esportazione di vino, prodotto legato alla storia commerciale e alla fortuna economica di Pompei, è tornata visibile.

A rendere fruibile la sua articolazione e complessità architettonica, il restauro portato avanti dal 2016 sotto la direzione di Massimo Osanna. Un cantiere complesso che ha visto la collaborazione di un team di archeologi, architetti, restauratori, ingegneri, strutturisti e esperti di giardinaggio.

A rendere unica questa dimora il giardino che disponeva di un articolato sistema di condotte d’acqua e piccole fontane (ora restaurato con l’inserimento di copie delle statue originali conservate negli spazi espositivi e nei depositi del Parco archeologico) tra cui spicca una statua di Priapo, dio dell’abbondanza. Importanti anche gli affreschi che decorano con il quarto stile le pareti. 

A stupire per la bellezza della raffigurazione è ancora una volta la figura di Priapo che accoglie chi entra nella casa nel vestibolo: con il suo membro gigantesco, doveva indicare la prosperità e la ricchezza degli abitanti della casa. E che dire delle scene degli ‘amorini’ situate nell’oecus (salone) della casa.

A stupire per la bellezza della raffigurazione è ancora una volta la figura di Priapo che accoglie chi entra nella casa nel vestibolo: con il suo membro gigantesco

Un fregio dipinto al di sopra dello zoccolo dove le figure alate vengono immortalati intenti alle più diverse attività e mestieri: fiorai e venditori di corone, fabbricanti e commercianti di profumi, orefici e cesellatori, fulloni, panettieri e vendemmiatori, dove quest’ultimi fanno da preludio al trionfo di Dioniso.

Fino alla stanza adiacente all’ambiente del larario, con quadretti erotici luogo che si ipotizza che la prostituta Eutychis, si offrisse, come si legge nel graffito all'ingresso della casa, per due assi. La ricchezza dei proprietari emerge quindi dalle grandi casseforti, ben due che si trovavano nell’atrio come l’usanza del tempo prevedeva proprio a far vedere sin dall’ingresso lo status economico di chi abitava il luogo.

Così come lo sfarzoso arredo pittorico e scultoreo pronto a riflettere quello del territorio della città, dove si produceva il vino per l’esportazione in tutto il Mediterraneo, e la mobilità sociale, che consentiva a due ex schiavi di salire ai livelli più alti della società locale.

Seguici su

instagram