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13 febbraio 2023
di Rita Lofano

I Giganti di Putignano

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Carnevale vecchio e pazzo

s’è venduto il materasso

per comprare pane, vino,

tarallucci e cotechino.

E mangiando a crepapelle

la montagna di frittelle

gli è cresciuto un gran pancione

che somiglia a un pallone.

Beve e beve e all’improvviso

gli diventa rosso il viso,

poi gli scoppia anche la pancia

mentre ancora mangia, mangia…

Così muore il Carnevale

e gli fanno il funerale,

dalla polvere era nato

ed in polvere è tornato.

filastrocca sul carnevale, anonimo [attribuita spesso a gabriele d’annunzio, tuttavia non v’è conferma].

Sopra e sotto. Una maschera sopra, una danza sotto. Il Carnevale di Putignano è un sottosopra. Sono 629 anni che la mascherata va avanti così, una follia ariostesca di carri volanti, giocolieri, clown, diavoli, figure sacre e forme dissacranti. l Carnevale di Putignano è patrimonio dell’umanità, che lo decida l’Unesco o meno.

È il profanissimo e godereccio momento della Puglia Felix, lo vivi da Santo Stefano al martedì grasso, il funerale del Carnevale che non muore mai. La sera una processione accompagna un maiale di cartapesta al rogo, il caro estinto. Che rito dionisiaco, sembra di vederla, la Magna Grecia delle Murge, tra gli ulivi, la terra rossa, i vitigni e il loro nettare, ingrediente dolce dell’oblio, il vino.

Qui tutto è propaggine (dizionario Treccani: “In botanica, ramo che viene piegato e interrato, dopo avere rimosso una striscia di corteccia per favorire lo sviluppo di nuove radici, per la propagginazione, cioè moltiplicazione, di una pianta), dunque è prolungamento, estensione, seme e germoglio, la moltiplicazione dell’esistente e, naturalmente, quando c’è di mezzo il Carnevale, c’è lo spavento, e il rito delle propaggini è anche scaccia-diavolo, l’esorcismo della paura.

È il profanissimo e godereccio momento della Puglia Felix, lo vivi da Santo Stefano al martedì grasso, il funerale del Carnevale che non muore mai

Dunque, che festa sia, che volino i carri, che il pesce alato De-Sidera si levi in cielo, perché questo è il regno dell’impossibile, e se ciò che sta sopra è sotto e ciò che sta sotto è sopra, allora “C’era una volta un re” che fa il dj e non perdetevi nella città labirinto, “Attenti al loop”. I carri sono trasporto (dizionario Treccani: dal francese transport, impeto, moto irresistibile, intenso stato emozionale), allegria e stupore, perché Putignano è fiaba sopra e incanto sotto. Spalancate gli occhi all’ingresso della Grotta del Trullo, guardate i giochi dell’acqua e della pietra, non è magia, teatro, rappresentazione? Quanto ci starebbe bene un tocco d’inchiostro di William Shakespeare, che nelle sue tragedie non mancava mai di far apparire maghi, buffoni di corte, divinatori. Il teatro in purezza, quello delle origini, non a caso in Magna Grecia.

“C’era una volta un re”, magnifico inizio di una fiaba per rapire i bambini. Non perdete tempo, spegnete i computer, lasciate a casa i telefoni, concentratevi sul sogno, andate nella casa di marzapane, ammirate il sipario di luminarie alto 20 metri, fatevi prendere per mano da “Zia Mara” (Venier). Il 21 febbraio ci sarà lei in Corso Umberto Primo, la madrina del Carnevale.

Programma da leccarsi i baffi, il 2 febbraio c’è il Giovedì dei Pazzi, il 9 febbraio c’è quello delle Donne Sposate, il 16 febbraio tocca ovviamente agli Uomini Sposati con tanto di “taglio delle corna” a cura, ça va sans dire, dell’Accademia delle Corna, il 20 febbraio l’estrema unzione e il giorno dopo la Campana dei Maccheroni, Gran Finale il 25 febbraio. Come si fa a resistere a due mesi di festa? Chissà cosa dirà Farinella, tutto orzo e ceci, nella sua splendida miseria, nel suo giorno di gloria, che maschera. Riderà, si sbronzerà, farfuglierà, è l’abracadabra di Putignano. Dove tutto è possibile, è arrivata la Liberazione, è il primo Carnevale dopo lo stop per la pandemia. Più di un sottosopra, gioia infinita.

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