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19 maggio 2022
by Silvia Inghirami

Operazione cameo

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“Unici al mondo”. Gino Di Luca lo dice con orgoglio: non solo per la sua azienda ma per il territorio in cui vive. “Solo a Torre del Greco si realizzano i camei su conchiglia”. Una produzione Made in Italy da 215 anni fa: “Dei marinari portarono delle conchiglie dal Centro America e i nostri antenati crearono dei gioielli. L’aspetto è quello dell’agave, ma la peculiarità del cameo rispetto a una pietra è che non si possono usare macchinari e laser per incidere. Ogni pezzo di conchiglia è unico e così ogni nostro cameo. Pezzi unici, col fascino dell’imperfezione”.

Da più di due secoli l’arte e il mestiere si tramanda da genitori a figli. Gino lo ha imparato da suo padre e sua madre, entrambi incisori, mentre il nonno si occupava della commercializzazione. Dopo la guerra lavoravano in conto terzi, poi aprirono la loro azienda. Nel 2011 hanno avviato un nuovo percorso con il brand ‘Cameo italiano’ per puntare ai mercati esteri. Da una creazione artigianale a un fatturato di 2 milioni e mezzo  e una presenza in tutto il mondo. Come è iniziata l’avventura?
"Io sono la terza generazione e ho capito che bisognava compiere un salto, per far conoscere i camei in tutto il mondo. Negli anni ’90 e fino all’inizio del 2000, la quasi totalità della produzione era diretta in Giappone. Ora il Sol Levante rappresenta circa il 21% dell’export e la Cina è arrivata al 16%. Poi ci sono gli Stati Uniti e interessanti prospettive offre la Corea del Sud. L’obiettivo è portare nel mondo non solo camei tradizionali ma gioielli moderni. Ogni autunno e primavera rinnoviamo le collezioni. Al centro di tutto ci sono i nostri 40 maestri incisori che realizzano delle opere d’arte. Dobbiamo comunicare meglio. Vogliamo guardare avanti, spiegare cosa facciamo. Nel distretto gli incisori sono solo un centinaio ma vi sono giovani bravi e interessati. Penso che dal punto di vista commerciale il cameo è ancora all’inizio del suo percorso". 

In Giappone la domanda è di prodotti di alto di gamma per collezionisti, ma non c’è stato un rinnovo generazionale. "Noi abbiamo provato a reinventare il cameo classico per raggiungere un altro pubblico e attirare i giovani. In Italia, dove siamo presenti in 400 punti vendita, abbiamo avuto bellissime sorprese: le nostre creazioni piacciono anche se restano un prodotto di nicchia. Nelle fiere internazionali abbiamo registrato un fortissimo interesse nei cinesi. Così abbiamo avviato dei progetti di distribuzione: il Covid ci ha bloccato ma nel corso del 2022 dobbiamo aprire 5 negozi monomarca all’interno di centri commerciali di lusso, nell’isola Hainan. Speriamo di portare a conclusioni delle trattative a Shanghai e Pechino". Paese che vai, gusti che trovi. Cinesi e Giapponesi ammirano le stesse collezioni cioé quelle più minute. Amano il disegno contemporaneo ma anche quello di matrice vintage. In italia e in Europa invece non va il classico ma il nuovo. Il mercato nordamericano adora tutto ciò che riconduce alla tradizione artistica italiana ma lì vengono indossati anche gioielli vistosi.

Quali sono i camei più esclusivi che avete realizzato? E il più costoso? 
Oltre a produrre col brand Cameo italiano, collaboriamo con design e produttori gioielli. Così, abbiamo realizzato camei ad edizione limitata per Lizworks, su disegni di alcuni artisti americani come la celebre fotografa Cindy Sherman:  anelli, orecchini, una collana, tutti oggetti molto preziosi. Nel 2019 abbiamo esposto la collezione nelle vetrine dell’hotel Cipriani, durante la biennale di Venezia. Cate Blanchett  li ha visti e ha chiesto di provarli: per tre giorni ha indossato i nostri orecchini. Il prezzo? Dipende da tante cose, dalla grandezza della conchiglia e dal tempo che impiega il maestro incisore. Quelli esposti a Venezia costavano 20 mila dollari.
Quali sono le immagini più raffigurate?
La consuetudine è il ritratto di una donna. Però è molto realizzato il disegno floreale, rose in particolare: se ben fatti, i petali sembra che si stiano muovendo nel vento. Poi vi sono i cupido, le ballerine, le allegorie romane. Una piccola percentuale è sperimentale e si osa di più: scimmie, uccelli esotici, dei simboli.

Quali personaggi famosi hanno indossato un cameo? 
Non si contano: da Giuseppina Bonaparte alla regina di Svezia, dall’attrice Meryl Streep alla cantante Rihanna 
Pensate che in Italia il cameo sarà considerato anche dai giovani come gioiello ‘cool’? 
Siamo da poco sbarcati anche noi sui social e abbiamo cominciato un piano di comunicazione. Stiamo riscuotendo un grande interesse. Segnali positivi arrivano dall’e-commerce. Nelle nostre collezioni vi sono anche camei montati su bracciali in cuoio, oggetti adatti ai ragazzi. Sono fiducioso, perché a Torre del Greco tanti giovani hanno intrapreso un percorso formativo legato ai camei e credo che questo porterà a delle novità.
Gli stranieri vedono il cameo come un tipico prodotto made in Italy? 
Sì senza dubbio. È un oggetto di nicchia ma non abbiamo competitor nel mondo. Neanche i cinesi hanno provato ad imitarci.

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