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26 giugno 2026,
di Giancarlo Strocchia

Todi Festival, quarant’anni che raccontano una storia viva

Quarant’anni senza perdere slancio e vivacità artistica, restando fedele a un’identità costantemente rinnovata. Il Todi Festival torna dal 27 agosto al 6 settembre 2026 con un’edizione che celebra quattro decenni di attività e, allo stesso tempo, rilancia la propria vocazione originaria. Nato nel 1987 da un’idea di Silvano Spada, il Festival non è mai stato una semplice rassegna estiva, ma un laboratorio culturale capace di coniugare debutti, sperimentazione e grandi protagonisti della scena italiana.

La durata estesa a undici giorni, tra piazze e luoghi simbolo di Todi, dal Teatro Comunale al Nido dell’Aquila, fino al Convento di Montesanto e ai Nicchioni Romani, restituisce l’immagine di un festival diffuso, che si radica nel tessuto urbano e lo trasforma in palcoscenico. Un’idea di cultura come presenza viva, capace di abitare la città e non soltanto di attraversarla.

 

 

Il programma del quarantennale riflette questa tensione tra memoria e apertura. Sono venti gli spettacoli in cartellone, tra prosa, musica, danza, incontri e prime nazionali, con una presenza significativa sia di artisti affermati sia di nuove voci. L’inaugurazione è affidata alla forza visionaria di No Gravity Theatre con Dante’s Hell, spettacolo che unisce danza acrobatica, illusione e suggestione visiva, quasi a segnare subito il tono di una rassegna che non teme contaminazioni e linguaggi ibridi.

Accanto alle grandi presenze, da Milena Vukotic con Colette a Eva Robin’s, da Michela Andreozzi a Roberto Ciufoli, il programma si articola in percorsi tematici. Il ciclo dedicato alla figura femminile attraversa storie e immaginari diversi, da Tutta da aggiustare a Emma B. – Vedova Giocasta fino a un classico del contemporaneo, Parliamo di donne di Dario Fo e Franca Rame. Un’altra linea di lettura è quella che intercetta il presente più immediato, con spettacoli come Lato finestrino, Cyberwar e Fuori programma, che affrontano il rapporto tra teatro, web e intelligenza artificiale.

Non manca la dimensione musicale, intrecciata alla prosa in una serie di spettacoli che vanno da Alice (non canta) De André a La voce nel cassetto di Silvia Salemi, fino a proposte ibride come …Fino alle stelle o The man Jesus. In questa stratificazione di linguaggi, il Festival riafferma una vocazione precisa: essere uno spazio in cui il teatro dialoga con la musica, la narrazione, la tecnologia e il racconto del presente. A chiudere la rassegna sarà Luca Bizzarri con Non hanno un amico dubbio, uno sguardo ironico e disincantato sulla società contemporanea.

 


Se il programma racconta l’oggi, la storia del Todi Festival continua a restare il suo fondamento più solido. In quarant’anni, il palco umbro ha accolto nomi che hanno segnato la storia dello spettacolo italiano, da Giorgio Albertazzi a Luigi Proietti, da Franca Valeri a Pupella Maggio, fino alla presenza, per la prima volta in Italia, di una figura internazionale come Vanessa Redgrave. Allo stesso tempo, il Festival è stato un luogo di partenza per intere generazioni di attori e registi, contribuendo a lanciare carriere poi consolidate nel panorama nazionale.

 

 

Non meno importante il ruolo svolto nella danza e nella musica, con la presenza di artisti come Carla Fracci e Roberto Bolle e con l’apertura a generi diversi, dal jazz al pop, dalla classica all’etnica. Anche in questo si riconosce uno dei tratti distintivi della manifestazione: la capacità di non chiudersi in un’unica tradizione, ma di accogliere contaminazioni e linguaggi diversi.

Oggi, a quarant’anni dalla sua nascita, il Todi Festival appare come qualcosa di più di un evento culturale. È un elemento identitario per il territorio, un motore che contribuisce a definire l’immagine della città e a rafforzarne il ruolo nei circuiti culturali italiani. In questo senso, il quarantennale non è un punto di arrivo. È piuttosto una soglia: quella che separa una storia già importante da ciò che il Festival potrà ancora diventare.

 

 

 

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