
AGI - Danza, musica, teatro e arti performative tornano a intrecciarsi nel segno della ricerca e dell’incontro nel corso della 41ª edizione del Romaeuropa Festival, che anche quest’anno trasformerà Roma in un laboratorio internazionale di linguaggi, visioni e immaginari, attraversando spazi simbolo della città e accogliendo alcune delle voci più rilevanti della scena artistica contemporanea.
Un’apertura tra creazione italiana e dialogo internazionale
Il Festival prende il via con un doppio opening all’Auditorium Conciliazione, realizzato con il sostegno di Banca Ifis, affidato a due protagoniste della creazione contemporanea. L’8 settembre è la coreografa Sofia Nappi, tra le figure più interessanti della nuova scena italiana, fondatrice della compagnia KOMOCO, a presentare in prima italiana Chora – il vuoto dell’origine. Il giorno seguente, 9 settembre, tocca alla compositrice Caterina Barbieri, tra le voci più radicali della ricerca elettronica internazionale e direttrice artistica del settore musica della Biennale di Venezia per il biennio 2025‑2026. Il progetto, co‑commissionato con la Philharmonie de Paris, la vede confrontarsi con la scrittura orchestrale insieme a ONCEIM, in un dialogo inedito tra elettronica e orchestra, arricchito dalla presenza di Constellation di Christian Marclay.
Grazie alla collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, le giornate inaugurali proseguono all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, dove la musica diventa terreno di incontro tra mondi e generazioni. Tornano al Festival Fatoumata Diawara con il nuovo album MASSA, il Philip Glass Ensemble, che porta per la prima volta a Roma Powaqqatsi con musica dal vivo, e Jeff Mills, pioniere dell’elettronica, in dialogo con l’arpista Kety Fusco nel progetto audiovisivo The Trip to Vega. Sempre all’Auditorium Conciliazione, nell’ambito delle celebrazioni per i settant’anni di gemellaggio Roma‑Parigi, Benjamin Millepied presenta Summerland insieme alla cantautrice November Ultra.
La scena internazionale tra danza, musica e riletture del repertorio
Il cuore internazionale del Festival prosegue nel segno dell’incontro tra musica e movimento. Al Teatro Argentina, il coreografo fiammingo Michiel Vandevelde, con l’ensemble BRYGGEN – Bruges Strings, firma the four seasons changed, una traduzione scenica della reinterpretazione che Max Richter ha dedicato alle Quattro stagioni di Vivaldi. Attesissimo il ritorno di Sasha Waltz con Bach Cello Suites Dance, un dialogo intenso tra corpo e musica dal vivo, presentato in collaborazione con il Goethe-Institut per il 75° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Germania. Il Festival accoglie anche alcune delle compagnie e delle figure più rilevanti del panorama coreografico contemporaneo: Rachid Ouramdane con la Compagnie de Chaillot, il ritorno de (LA)HORDE con la nuova creazione Après moi, le déluge, e Wim Vandekeybus, che riallestisce lo storico What the Body Does Not Remember. Accanto a loro, le nuove creazioni di Boris Charmatz, Ben Duke, Nacera Belaza, Christos Papadopoulos e Katerina Andreou, in un programma che attraversa estetiche, geografie e generazioni.
Teatro e creazione italiana: un cuore pulsante
La creazione italiana attraversa l’intero programma e ne rappresenta uno dei nuclei vitali. In prima nazionale, Romeo Castellucci presenta Faust. Fatto, non detto, una riflessione radicale sulla figura dell’artista. Al Teatro Vascello debuttano Marta Cuscunà con La Medium e Giorgina Pi con Lemnos, mentre Pietro Giannini, Giacomo Bisordi e Marco D’Agostin portano in scena lavori che intrecciano narrazione, memoria e sguardo sul presente. La riapertura del Teatro Valle è accompagnata da Memorie di ragazza di Silvia Costa, tratto da Annie Ernaux, mentre al Mattatoio prendono forma progetti corali dedicati ai temi dell’identità, dell’appartenenza e del corpo, con artisti come Fabiana Iacozzilli, Leonardo Lidi e Giovanni Ortoleva.
Musica, anniversari e nuove traiettorie
La musica continua a essere un asse portante del Romaeuropa Festival. Tra gli appuntamenti più attesi, la presenza di Vinicio Capossela, gli omaggi a Steve Reich, Hans Werner Henze e Philip Glass, i progetti che intrecciano classica, elettronica e pop, e le nuove traiettorie della composizione contemporanea, da Hildur Guðnadóttir a Kangding Ray, fino ai dialoghi tra ensemble e visioni sperimentali. Il gran finale del 15 novembre si configura come una vera maratona musicale: dodici ore di concerti che trasformano l’ascolto in una festa collettiva, capace di abbattere confini tra repertori, pubblici e generi. Con la sua 41ª edizione, il Romaeuropa Festival conferma la propria vocazione a essere spazio di attraversamento e di incontro, un luogo in cui il contemporaneo prende forma attraverso il dialogo tra arti, culture e generazioni, restituendo alla città un’immagine plurale, aperta e in costante trasformazione.