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15 aprile 2026,
di Guendalina Dainelli

Come si muovono i robot? A Singapore, il Made in Italy racconta il futuro dei soft robotics

Il futuro è arrivato in Asia con anticipo. Basta guardarsi attorno in un Paese come Singapore. All’aeroporto di Changi, macchine e veicoli autonomi lucidano i pavimenti e trasportano i passeggeri da un gate all’altro. Negli ospedali, i robot consegnano farmaci e biancheria sterile. Nei ristoranti, il piatto è spesso consegnato da un “cameriere” automatizzato. Le cifre raccontano con chiarezza lo sforzo del paese nel settore: con oltre 300 aziende del settore alla fine del 2025, il paese si classifica al secondo posto a livello mondiale per densità di robot.

È un terreno molto fertile quello in cui è stato incardinato il dialogo tra Italia e Singapore sul futuro del settore.  In occasione della Giornata del Made in Italy 2026, l’Ambasciata d’Italia ha portato al centro della scena una delle frontiere più affascinanti dell’innovazione contemporanea: la biorobotica. E la data del 15 aprile, giorno della nascita di Leonardo Da Vinci, precursore della biomeccanica è molto più che simbolica. I suoi studi sul corpo umano, sul movimento e sulle macchine “viventi” rappresentano una matrice concettuale che oggi trova una sorprendente continuità nella biorobotica contemporanea. 

L’idea presentata all’Ambasciata ha radunato professoresse del calibro di Cecilia Laschi, oggi alla National University of Singapore, e Barbara Mazzolai, dell’Istituto Italiano di Tecnologia, che hanno illustrato le ispirazioni derivanti dalla natura, robot animaloidi e plantoidi che mettono in atto la resilienza e duttilità di piante e animali. Un punto cruciale degli studi è il movimento. Come si muovono i robot? Incredibile a dirsi, ma le proboscidi degli elefanti e i tentacoli dei polpi suggeriscono come raggiungere esecuzioni estremamente precise nella soft robotica chirurgica. Oppure, l’apertura di una pigna secca mentre rilascia i semi è fonte di ispirazione in agricoltura dove, per la semina, vengono sfruttati gli stessi principi dell'igroscopia: la capacità di tessuti ormai morti, privi di metabolismo, di muoversi in risposta ai cambiamenti di umidità.

Oltre al mondo accademico, anche il settore privato è stato protagonista. Aziende come Fedegari e Articares hanno mostrato come le tecnologie robotiche possano garantire attività estremamente sofisticate nel settore della salute, nella sterilizzazione farmaceutica avanzata o nel recupero motorio di pazienti colpiti da ictus. Mentre Jennifer Woo del National Robotics Programme  (NRP) ha illustrato la pianificazione robotica 2030 di  Singapore. Il paese intende diventare una "Smart Nation" altamente automatizzata, un ecosistema in cui i robot migliorino la produttività in settori strategici, come la produzione, l'edilizia e la sanità. La spinta economica prevista è di 100 miliardi di dollari entro i prossimi quattro anni.

Insomma, i robot saranno sempre più compagni di vita. E il futuro racconta anche una riconfigurazione del lavoro a cui dovremo abituarci. La riduzione del carico umano, la minimizzazione dell’errore, la riduzione di attività ripetitive e a basso contenuto decisionale. In parallelo, l’emergere di nuove professionalità legate alla manutenzione meccanica, all’integrazione software, all’analisi dei dati. Sulla carta lo scenario è entusiasmante, ma nessuno si illude che sarà indolore. E se le idee e i prototipi magari non mancano, un requisito cruciale sarà anche quello della sostenibilità. Ogni innovazione dovrà misurarsi non solo con l’efficienza, ma anche con il proprio impatto ambientale. E anche questa è una delle idee più forti presentate all’evento. 

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