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30 giugno 2026,
di Susanna Bonini

‘Il formicaio futuro mi spaventa’. La Sardegna di Saint-Exupery

"Ti porterò in bellissimi paesi, in cui rimane un po' di mistero e la sera è fresca come un letto e distende i muscoli del corpo e dove si addomesticano le stelle.” Scriveva così il giovane Antoine de Saint Exupéry in una lettera all’amica Renée di cui probabilmente si era invaghito. Era il 1917 e Saint-Exupery, allora studente, il suo futuro di scrittore, giornalista, avventuriero ed aviatore poteva solo sognarlo con l’aiuto della sua fervida immaginazione, osservando le stelle. Sicuramente non avrebbe potuto sospettare che sarebbe stato il padre de Il Piccolo Principe, il libro più venduto e tradotto di tutti i tempi dopo la Bibbia e il Corano. Benché amante del mare (prim’ancora che del volo) non aveva ancora visitato la Sardegna né poteva presagire che in una porzione di quest’isola dalla natura incontaminata e ribelle, nei pressi di Alghero, avrebbe ritrovato il suo ‘io’ più autentico: da maggio a luglio 1944, gli ultimi suoi mesi di vita.

La permanenza di Saint-Exupéry nella baia di Porte Conte, dove oggi si estende un parco naturale protetto e un’area marina, quella di Capo Caccia, ugualmente tutelata, fino a pochi decenni fa è stata sostanzialmente ignorata. O, meglio, confusa con il periodo trascorso dal poeta-aviatore in Corsica. Un altro scherzo del destino regalato all’uomo che in vita considerò il suo Piccolo Principe, non pubblicato in prima battuta dall’editore francese Gallimard, un’opera minore. Che non trasse beneficio alcuno dall’enorme successo della prima edizione, nel 1943, voluta dalla newyorkese Raynal & Hitchcock. Mentre il suo miglior amico, Leon Werth, all’oscuro del libro a lui dedicato e ispirato, ne ottenne una copia solo mesi dopo la morte dello scrittore.

 

 

Il 18 luglio Saint-Exupéry decollò dalla Sardegna a bordo del suo aereo militare armato di sole macchine fotografiche. Doveva approdare in Corsica, per compiere da lì gli ultimi voli di ricognizione sul fronte francese meridionale. Tredici giorni dopo, il suo Lightning P38 F5B numero 223, non fece ritorno. Per la cronaca fu abbattuto. Per gli amanti del poeta-aviatore sparì, misteriosamente inghiottito da quei cieli che lo avevano sempre fatto sognare e sorridere. Scherzo del destino o profezia, pochi giorni prima, in uno dei suoi appunti, Saint-Exupery aveva scritto: “se sarò ucciso, non rimpiangerò assolutamente nulla. Il formicaio futuro mi spaventa. Odio la virtù da robot. Io ero fatto per essere giardiniere”. Frasi che avrebbero potuto essere scritte oggi, oltre ottant’anni dopo, da un qualsiasi osservatore della contemporaneità spaventato dall’intelligenza artificiale, in un Pianeta che urla e litiga, travolto da crisi economiche, guerre, emergenze sociali e demografiche. Non era molto diverso il secolo di Saint-Exupéry che, nella macchia mediterranea di Porto Conte, una spettacolare insenatura naturale stretta tra i promontori da Capo Caccia e Punta Giglio, visse giorni felici e inusualmente conviviali. Una pausa di riflessione e calma, lontano dal frastuono del suo presente. La Seconda guerra mondiale.

È stato Massimiliano Fois, saggista e storico, a ricostruire con dovizia i giorni del poeta-aviatore sull’isola. Una ricerca meticolosa, che si è snodata negli anni, nei luoghi di Alghero cari a Saint-Exupéry rintracciando a ritroso le testimonianze scritte e fotografiche di chi lo incontrò e trascorse con lui gli ultimi suoi giorni. Il risultato di questo paziente sforzo arriva nel 2018, con la prima edizione del saggio “Antoine de Saint-Exupéry ad Alghero. Pizzicaluna a l’Alguer’, un omaggio all’uomo che – anche dal promontorio di Porto Conte – osservava il cielo ‘pizzicando’ la luna, come avrebbero detto i suoi amici francesi.

I documenti che l’isola via via restituisce, dal 2007 in poi, sono troppo importanti e misconosciuti per restare confinati. E così Fois lavora parallelamente sul progetto di dedicare un museo, all’interno del Parco Naturale di Porto Conte, alla vita e all’opera dello scrittore legate in particolare alla sua permanenza ad Alghero. Un progetto che si concretizza nel 2019 con l’inaugurazione del M.A.S.E – Museo Antoine de Saint- Exupéry – nella suggestiva Torre Nuova. Costruzione difensiva eretta dagli Aragonesi nel 1572 che, “in assoluta certezza”, sottolinea Fois, lo scrittore scrutava regolarmente abitando in una villa poco distante, adagiata su una lieve altura, come un trampolino sospeso tra il mare e il cielo.

Fois, che oggi dirige il Museo con l’aiuto della sorella Carla, ci parla di un’esposizione che non ha mai smesso di arricchirsi negli anni: cimeli, documenti e installazioni, con le immagini fotografiche di John Phillips, celebre fotoreporter della rivista americana Life e amico di Saint-Exupéry che, giunto ad Alghero, immortalò i suoi ultimi giorni di relativa spensieratezza, al riparo dal teatro di guerra. E con la collezione di oggetti cresce anche la fama di Porto Conte dove oggi molte attività commerciali evocano l’autore de Il Piccolo Principe, complice l’interesse suscitato dal saggio di Fois, oggi alla terza edizione in Italia e prossimo ad essere pubblicato in francese, dalla parigina Edition Complicités.

Attira l’orizzonte selvaggio, quasi primordiale, del luogo. Ma anche – spiega Fois – “il fascino della scoperta di una storia nella storia”. Quella custodita all’interno della Torre-museo, dove una moderna struttura circolare in legno e una scala conducono i visitatori tra teche e documenti dell’epoca, fino alla terrazza panoramica dell’ultimo piano, a 25 metri d’altezza. È il ‘belvedere’ che oggi, quando il maestrale lo permette, ospita apertivi sotto le stelle, musica dal vivo e presentazioni di libri. Eventi che rispettano il cuore del progetto di Fois: celebrare l’esperienza umana e poetica di Saint-Exupéry che, nella quiete di Porto Conte, scrisse Lettera a un americano e gran parte del romanzo postumo La Cittadella, il suo testamento spirituale e filosofico. Portando nel mondo un angolo della Sardegna che non fu soltanto avamposto cruciale per le operazioni delle truppe alleate. Anche se per poco, fu il Pianeta-Asteroide del Piccolo Principe, un luogo dell’anima di Saint-Exupéry.

 

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