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23 febbraio 2026,
di Giancarlo Strocchia

Roma–Parigi, andata e ritorno

Nel 1956 Roma e Parigi firmavano il primo gemellaggio tra due capitali europee. "Solo Parigi è degna di Roma, solo Roma è degna di Parigi": un motto che ancora oggi racconta un legame costruito sulla cultura prima che sulla diplomazia. A settant’anni da quell’accordo, il Teatro della Cometa rilancia quel dialogo con una stagione che intreccia musica, teatro e arti visive, rimettendo al centro una figura chiave del Novecento europeo, Mimì Pecci Blunt.

La donna che fece dialogare due capitali

Mecenate, promotrice culturale, intellettuale cosmopolita, Mimì Pecci Blunt è stata il ponte vivente tra la Ville Lumière e la Città Eterna negli anni più febbrili del secolo scorso. Arrivata nella capitale francese nel 1919, trasformò la città nella sua università personale — come ricordava Alberto Arbasino — intrecciando relazioni con protagonisti della scena europea: André Gide, Jean Cocteau, Paul Valéry, fino a musicisti come Igor Stravinsky. Il suo salotto parigino divenne un laboratorio di contaminazioni, con scrittori, compositori e artisti visivi che si incontravano in uno spazio in cui le discipline dialogavano senza gerarchie.

Non era solo mondanità, ma un’idea precisa di cultura come esercizio critico e comunità temporanea. Quando riportò questa esperienza a Roma, lo fece con spirito programmatico. Nel 1933 diede vita ai Concerti di Primavera, ospitando figure come Stravinsky, Darius Milhaud e Francis Poulenc, e contribuendo a svecchiare il panorama musicale romano. La sua casa divenne un crocevia internazionale in una città sospesa tra aperture e resistenze. Da quella visione nacque il Teatro della Cometa: non un semplice spazio di spettacolo, ma un dispositivo culturale in cui musica, arti visive e teatro si alimentavano reciprocamente. Un’architettura del dialogo.

Una mostra come mappa di relazioni

Il percorso espositivo dedicato a Mimì — con documenti d’archivio, fotografie, lettere e programmi di sala — ricostruisce una vera e propria costellazione di rapporti. Non una cronologia lineare, ma una mappa viva fatta di scambi, traduzioni, ritorni. In dialogo tra passato e presente, compaiono opere come Lapsus Lupus di Luigi Ontani e lavori di Gino Severini, testimoni di quella tensione continua tra Roma e Parigi che ha contribuito a definire un’idea europea di modernità. Accanto alla mostra, il foyer del teatro ospita The Theatre of the Commons, installazione site-specific di Marinella Senatore, a cura di Paola Ugolini. L’artista ha lavorato sull’archivio storico del teatro trasformandolo in uno storytelling visivo fatto di banner ricamati a mano, realizzati con la Chanakya School of Craft di Mumbai. Il teatro si fa piazza, spazio condiviso, bene comune. Il ricamo diventa gesto politico e memoria collettiva, in una pratica che intreccia empowerment femminile e partecipazione.

Gli appuntamenti della stagione

Dentro questa cornice ideale si inserisce una programmazione che alterna grandi interpreti e titoli simbolici del repertorio francese ed europeo. Il 10 marzo protagonista sarà la pianista Beatrice Rana insieme al Novo Quartet, per un incontro cameristico che promette intensità e rigore. Il 17 e 18 marzo salirà sul palco Chiara Civello, artista capace di muoversi tra jazz, canzone d’autore e suggestioni internazionali, incarnando a sua volta un dialogo tra linguaggi. Dal 24 al 29 marzo spazio al teatro con La storia è questa. Il processo di Giovanna d’Arco, rilettura di una figura-simbolo della storia francese, mentre dal 31 marzo al 2 aprile andrà in scena La signora delle camelie, dal romanzo di Alexandre Dumas figlio, archetipo romantico che continua a interrogare il presente. A chiudere la stagione, il 17 maggio, sarà il pianista Aristo Sham, medaglia d’oro al prestigioso Van Cliburn International Piano Competition. In programma uno dei vertici assoluti della letteratura pianistica francese, Gaspard de la nuit di Maurice Ravel — lo stesso brano con cui Arturo Benedetti Michelangeli segnò un’epoca interpretativa.

Una modernità costruita sulle relazioni

La stagione del Teatro della Cometa non è soltanto un cartellone di eventi, ma la riaffermazione di un metodo: costruire contesti, favorire incontri, generare comunità temporanee attorno alle arti. Proprio come fece Mimì Pecci Blunt tra le due guerre, trasformando il dialogo tra Roma e Parigi in un laboratorio permanente di modernità europea. Oggi, a settant’anni dal gemellaggio, quel filo non si è spezzato. Si è fatto trama.

 

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