Non soltanto una rotta commerciale tra Oriente e Occidente, ma uno spazio mobile nel quale per secoli hanno viaggiato idee, tecnologie, saperi, credenze e identità. È da questa rilettura della Via della Seta che nasce Xi Niu: In Search of New Routes, la mostra con cui rhinoceros, a Roma, inaugura un nuovo capitolo della propria programmazione culturale. Aperta fino al 6 gennaio 2027 e curata da Claire Shiying Li, l'esposizione ha anche un significato particolare per lo spazio romano. È infatti il primo progetto espositivo concepito e prodotto direttamente da rhinoceros e nasce con l'ambizione di mettere in relazione artisti, istituzioni e risorse internazionali, facendo dell'incontro tra culture il punto di partenza per nuove forme di produzione artistica. Sette gli artisti coinvolti, appartenenti a generazioni e percorsi differenti: Cao Minghao e Chen Jianjun, Hao Liang, Han Mengyun, Xie Fan, Xie Nanxing, Zhao Gang e Zhou Yilun. Pittura, cinema, scultura, ricerca sui materiali e collaborazioni transdisciplinari costruiscono una geografia artistica nella quale i confini tra Europa e Asia diventano permeabili.
È soprattutto nelle opere create o sviluppate in rapporto con Roma che questo dialogo acquista concretezza. Xie Fan, che lavora con pigmenti minerali e ossidi su argilla e terracotta, durante la residenza a rhinoceros ha realizzato nuove opere ispirate al tramonto romano, inserendole all'interno di una nicchia buddhista progettata dallo stesso artista. Zhao Gang, tra i protagonisti della prima avanguardia cinese, parte invece dalla città osservata dall'alto. Le vedute aeree dell'architettura e dei siti archeologici di Roma vengono trasformate in nuovi dipinti astratti, con forme e campiture di colore che sembrano dissolversi nello spazio. Anche Zhou Yilun ha lavorato sul rapporto con la città, raccogliendo a Roma materiali usati e impiegandoli per realizzare opere site-specific che reinterpretano la tradizione cinese dei paraventi. Declinazioni diverse di uno stesso principio, quello di una cultura che cambia nell'incontro con un'altra e che proprio nello spostamento trova nuove possibilità espressive. È uno dei temi centrali di Xi Niu, che mette in discussione l'idea di una cultura cinese monolitica e immutabile per restituirne invece la complessità, fatta di contaminazioni, percorsi individuali e influenze reciproche.
Il dialogo attraversa anche la storia dell'arte. Nei lavori di Hao Liang riferimenti alla tradizione letteraria cinese si confrontano con modalità espressive arrivate dall'Europa nel XX secolo. Han Mengyun mette invece in relazione sistemi di rappresentazione e tradizioni della stampa provenienti da Cina, India, Persia e Giappone, intrecciandoli con riferimenti alla pittura europea. L'idea del viaggio assume una dimensione differente nel film di Cao Minghao e Chen Jianjun, dedicato allo scioglimento dei ghiacciai dell'altopiano Qinghai-Tibetano e ai saperi delle comunità locali legati alla tutela delle risorse idriche e dei mezzi di sussistenza. È proprio il titolo della mostra a sintetizzare il senso del progetto. "Xi Niu" significa in cinese "rinoceronte" e diventa una sorta di totem immaginario, simbolo di viaggio, resilienza e apertura all'incontro. Le "nuove rotte" evocate dall'esposizione non sono dunque soltanto geografiche. Sono percorsi tra epoche, materiali e linguaggi che da Roma guardano alla Cina contemporanea evitando letture univoche o stereotipate. La Via della Seta diventa così meno una strada da ricostruire sulla mappa che una metafora delle relazioni attraverso cui le culture continuano a trasformarsi. Ed è forse proprio questa la chiave più interessante di Xi Niu: ricordare che le identità culturali, ieri come oggi, non nascono dall'isolamento, ma dall'incontro.
25 settembre 2026
23 settembre 2026