AGI - Dopo anni di attesa, il Teatro Valle riapre le sue porte e torna a far parte stabilmente della vita culturale della Capitale. Per Luca De Fusco, direttore artistico del Teatro di Roma, non si tratta soltanto del recupero di uno spazio storico, ma della restituzione di una precisa missione culturale.
Il Valle ritrova infatti il ruolo che ne ha segnato la storia, diventando il luogo dedicato alla drammaturgia contemporanea e al teatro di parola, all'interno di un'offerta che coinvolge tutte le sale del Teatro di Roma.
Direttore, Roma si arricchisce nuovamente di una sala storica. Quali sono le emozioni che accompagnano questa riapertura?
Sono naturalmente felice che il Teatro Valle venga finalmente restituito alla città. È una riapertura attesa da molti anni e rappresenta un momento importante non solo per Roma, ma per tutto il teatro italiano. Personalmente sono anche onorato che questo avvenga durante la mia direzione. Restituire alla vita culturale un luogo così carico di storia è motivo di soddisfazione e responsabilità.
Quale sarà l'identità del nuovo Valle all'interno del sistema del Teatro di Roma?
Abbiamo voluto recuperare la vocazione storica del Valle. Quando faceva parte del sistema dell'ETI insieme a Quirino, Eliseo e Duse di Bologna, era la sala più aperta alle novità e alle proposte meno convenzionali. Oggi ripartiamo da quella tradizione. Il Valle sarà dedicato alla drammaturgia contemporanea, intendendo per contemporaneo tutto ciò che è stato scritto dal secondo dopoguerra a oggi, fino ai testi più recenti.
Quindi ogni sala avrà una precisa caratterizzazione?
Esattamente. Chi cerca i grandi classici e il grande repertorio continuerà a trovarli all'Argentina. L'India manterrà e rafforzerà la propria vocazione alla ricerca e alla sperimentazione. Il Torlonia resterà il luogo dedicato alla drammaturgia antica. Il Valle, invece, sarà il teatro della parola e della scrittura contemporanea. Credo che questa articolazione renda il sistema del Teatro di Roma una delle offerte culturali più ricche e differenziate del Paese.
La riapertura avviene con uno spettacolo che dialoga con un grande classico come “I sei personaggi in cerca di autore” che Francesco Piccolo riadatta con sguardo contemporaneo. Perché questa scelta?
Perché si tratta innanzitutto di un omaggio ad un’opera di Pirandello che proprio al Valle ha debuttato nel 1921. Lo spettacolo rappresenta, inoltre, perfettamente la linea che vogliamo perseguire. Si parte da un'opera profondamente radicata nell'immaginario collettivo, reinterpretata attraverso una nuova scrittura di Francesco Piccolo. È un modo per mostrare come il contemporaneo possa confrontarsi con la tradizione senza rinunciare alla propria originalità. Sono certo che sarà uno spettacolo di grande qualità.
Quali saranno gli altri appuntamenti più significativi della stagione?
Vorrei evitare di ridurre la stagione a una semplice lista di spettacoli, perché ciò che mi interessa è soprattutto la linea che li unisce. Il Valle nasce per essere il teatro della drammaturgia contemporanea e la programmazione riflette questa scelta. Ci saranno autori affermati a livello internazionale come Caryl Churchill, voci italiane importanti come Stefano Massini e Emma Dante, e nuove produzioni affidate a registi di primo piano come Alessandro Gassmann. Accanto a questo, daremo spazio a opere che, pur appartenendo al secondo Novecento, continuano a parlare con forza al presente.
Penso, ad esempio, a La governante di Vitaliano Brancati, un testo straordinario che merita di essere riscoperto. L'idea è costruire una stagione capace di tenere insieme tradizione e contemporaneità, offrendo al pubblico punto di vista diversi ma sempre riconducibili a una stessa attenzione per la scrittura, la parola e i temi del nostro tempo.
La riapertura del Valle coincide con una fase di rinnovata vitalità per il sistema teatrale romano, a partire dalla ripresa delle attività dell'Eliseo. È un segnale positivo?
Assolutamente sì. Ogni riapertura è una buona notizia. Più teatri aperti significa più opportunità per gli artisti, più occasioni per il pubblico e una maggiore ricchezza culturale per la città. Non vedo queste realtà come concorrenti, ma come parti di un ecosistema che può crescere nel suo insieme. Una città come Roma ha bisogno di un'offerta ampia, plurale e vitale.
Che cosa si augura per il futuro del Valle?
Mi auguro che possa tornare a essere un luogo riconoscibile, amato dal pubblico e dagli artisti, capace di ospitare i migliori autori e le migliori drammaturgie del nostro tempo. Il nostro obiettivo è fare del Valle una casa per la contemporaneità, nel rispetto della sua storia e della sua straordinaria tradizione.
15 ottobre 2026
15 ottobre 2026