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1 luglio 2026,
di Giancarlo Strocchia

A Roma il mito e la Metamorfosi

Da oltre quattro secoli, tra stucchi, marmi e giardini che sembrano respirare insieme alle opere, alla Galleria Borghese il mito si insinua nelle pieghe dello spazio e delle forme, trasformando l’architettura in racconto. È da questa consonanza profonda che nasce Metamorfosi. Ovidio e le arti, il progetto espositivo, curato da Francesca Cappelletti e Frits Scholten, che dopo il Rijksmuseum di Amsterdam approda a Roma in una versione autonoma e pensata su misura per lo splendido museo all’interno di Villa Borghese. Dal 23 giugno al 20 settembre 2026, oltre ottanta opere provenienti da musei europei e americani tracciano un itinerario che non è soltanto storico-artistico, ma sensoriale e simbolico.

Il mito come chiave del mondo

Al centro, le Metamorfosi di Ovidio, testo fondativo dell’immaginario occidentale, qui assunto come lente attraverso cui osservare il mondo. Un universo in perenne mutamento, dove i confini tra umano, naturale e divino si fanno porosi. Non è un semplice tema iconografico, ma una chiave di lettura che attraversa secoli e linguaggi, dando forma a una trama di immagini in cui desiderio, violenza, perdita e rinascita si intrecciano senza soluzione di continuità. Nelle sale della Galleria, questa visione trova un terreno quasi naturale: la villa voluta da Scipione Borghese era già, in origine, un dispositivo capace di fondere mito, collezione e autorappresentazione, e nel Settecento Antonio Asprucci ne accentuò il dialogo con Ovidio, ponendo le sculture al centro di una narrazione diffusa.

Il percorso si apre con il racconto della creazione, soglia necessaria per entrare nel laboratorio delle forme. Nella sezione dedicata al caos primigenio, le opere di Louis Finson, Hendrick Goltzius e Herri met de Bles restituiscono la tensione della materia informe che si organizza in ordine, mentre Rodin e Brâncuși traducono questa energia originaria in essenza plastica, sospesa tra nascita e dissoluzione. Da qui, il viaggio si dirama seguendo le traiettorie del poema; la fortuna del testo lungo i secoli, il dialogo tra parola e immagine, e l’eco persistente dei miti all’interno della storia dell’arte.

Un percorso tra materia, corpo e trasformazione

Alcuni snodi coincidono con capolavori che già abitano la Galleria, come l’Apollo e Dafne o il Ratto di Proserpina di Bernini, che diventano fulcri attorno a cui si organizzano nuove costellazioni di opere. Nel racconto di Plutone e Proserpina, la discesa agli inferi si carica di una dimensione emotiva che trova risonanza nei dipinti dei Carracci e di Rubens; nella vicenda di Aracne, la tessitura diventa metafora della creazione artistica, capace di trasformare la parola in superficie visibile. E ancora, Leda e il cigno, Danae, Pigmalione, episodi in cui il desiderio divino e umano si fa immagine, attraversando pittura e scultura, fino a interrogare il confine stesso tra vita e forma. Il percorso prosegue tra trasformazioni ambigue e talvolta irreversibili. La pietrificazione che segna il destino di Medusa, insieme minaccia e difesa, o la forza dell’amore, che chiude la mostra nelle tele di Tiziano e Poussin e negli arazzi tardo-medievali, dove Narciso ed Eco restituiscono la dimensione più fragile e riflessiva del mito. È qui che la metamorfosi rivela la sua natura più profonda: non solo mutamento fisico, ma categoria attraverso cui leggere il tempo, lo spazio e le relazioni tra gli esseri. Più che una successione di opere, Metamorfosi costruisce un ambiente. Nelle sale della Galleria Borghese il visitatore non assiste semplicemente a una narrazione, ma vi entra, seguendo un ritmo fatto di rimandi, risonanze e sospensioni. Il dialogo tra i capolavori in mostra e la collezione permanente amplifica questa esperienza, restituendo l’impressione che i miti non appartengano al passato, ma continuino a trasformarsi sotto lo sguardo di chi osserva. In fondo, è proprio questa la lezione ovidiana che la mostra riattiva: nulla resta identico a se stesso, e nell’atto di guardare siamo già, inevitabilmente, parte del cambiamento.

 

 

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