C’è un verso che sintetizza l’ambizione della nuova stagione del Teatro dell’Opera di Roma. È il “il dolce suono mi colpì”, che non è solo un richiamo alla Lucia di Lammermoor, ma una autentica dichiarazione di intenti. L’edizione 2026/2027 si costruisce infatti come un viaggio attraverso epoche e linguaggi, dal Settecento alla contemporaneità, con l’obiettivo di restituire al pubblico un’esperienza capace di sorprenderlo e coinvolgerlo. I numeri raccontano la portata di un progetto straordinario, con 12 nuove produzioni tra opera e danza, 11 titoli operistici, 2 opere in concerto, 7 balletti e 4 eventi speciali, distribuiti tra il Teatro Costanzi, il Teatro Nazionale e il Teatro Valle, che tornerà a ospitare l’opera nell’anno della sua riapertura. Ma al di là delle cifre, ciò che emerge è una linea coerente che disegna un cartellone capace di tenere insieme il grande repertorio e l’apertura verso nuovi linguaggi.
A dare struttura alla stagione è la traiettoria delle inaugurazioni, tutte affidate a Michele Mariotti. Il percorso si apre il 27 novembre 2026 con The Rake’s Progress di Stravinskij, che torna al Costanzi dopo oltre mezzo secolo, nella nuova produzione firmata da Rafael R. Villalobos, per poi proseguire con La clemenza di Tito di Mozart nel 2027 e con Don Carlos di Verdi in versione originale francese nel 2028. Intorno a questo asse si sviluppa un cartellone che attraversa generi e linguaggi. Il grande repertorio verdiano è rappresentato anche da un nuovo Trovatore firmato da Daniele Menghini e dalla ripresa de I due Foscari di Pier Luigi Pizzi, mentre il filone verista trova spazio in Andrea Chénier di Giordano, diretto da Daniel Oren con la regia di Marco Bellocchio. Accanto a questi titoli si colloca il versante belcantistico con una nuova Lucia di Lammermoor, affidata alla regia di Karole Armitage, e la grande tradizione rossiniana con La Cenerentola, che torna nel Teatro Valle nel luogo stesso del suo debutto.
Il Novecento trova invece una presenza forte con Una Lady Macbeth del distretto di Mzensk di Šostakovič per la prima volta al Costanzi nella regia di Barrie Kosky, mentre il Settecento riformato è rappresentato da Iphigénie en Tauride di Gluck con Robert Carsen. Il percorso si completa con il ritorno di Puccini, dopo anni di assenza, con La rondine in una nuova produzione firmata da Andrea Bernard, opera sospesa tra leggerezza e malinconia. Accanto all’opera in forma scenica, trovano spazio anche due appuntamenti in concerto: Il castello del principe Barbablù di Bartók, con Anna Netrebko, e Il barbiere di Siviglia con Cecilia Bartoli, che celebra al Costanzi quarant’anni di carriera. Un mosaico eterogeneo, che accosta epoche e sensibilità differenti senza rinunciare a una propria coerenza.
La stagione non si esaurisce però nella programmazione operistica. Ampio spazio è dedicato alla danza, con un cartellone che alterna il grande repertorio classico a esperienze contemporanee, confermando la vocazione internazionale del Teatro. Accanto a titoli come Il lago dei cigni e Don Chisciotte, troviamo coreografie firmate da John Neumeier, Wayne McGregor e Sharon Eyal, in un dialogo continuo tra tradizione e innovazione. Accanto alla programmazione in sala, prosegue inoltre il lavoro del cosiddetto “teatro diffuso”, con iniziative che portano musica e spettacolo oltre i confini tradizionali, coinvolgendo nuovi pubblici e rafforzando il legame con il territorio. Nel complesso, la stagione 2026/2027 appare come un progetto che guarda avanti senza perdere il contatto con la propria storia: un equilibrio non scontato, che punta a fare del Teatro dell’Opera di Roma non solo un luogo di produzione artistica, ma uno spazio capace di interrogare il presente, parlando a pubblici diversi attraverso linguaggi diversi.
18 giugno 2026
10 giugno 2026