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24 gennaio 2023
di Guendalina Dainelli

Gli scatti in avanti del pop

Torre di Babele - Antonio Saba 
Torre di Babele - Antonio Saba 
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Tra i protagonisti dei suoi scatti più celebri ci sono anche Vittorio Sgarbi e la famosa capra. Con la loro onda d’urto che va dall’improperio televisivo, al tormentone social, dal fenomeno marketing (con tanto di brand per magliette, tazze e mascherine anti-Covid) allo scatto dissacrante, surreale del fotografo Antonio Saba, che strizza l’occhio alla cultura pop e televisiva.

“Vittorio ha curato la mia opera antologica Chasing Beauty. Ho volute ritrarlo nel mio stile, onirico, straniante e scherzare con il cliché del nobiluomo inglese raffigurato con il levriero. Al suo posto ho pensato a una bella capra immacolata. L’idea gli è piaciuta moltissimo. Abbiamo quindi organizzato il set a casa sua in centro a Roma. E' vero che è un tipo un po’ collerico, ma anche molto gentile, era quasi intimorito dall’animale.”

L’ironia, il divertimento che si cela dietro a ogni scatto (insieme a tanta fatica) è palpabile nei racconti di Saba, una lunga esperienza nel mondo pubblicitario, da oltre dieci anni residente a Dubai. Risponde al telefono con inconfondibile accento sardo, ben attento a non perderlo, sebbene il lavoro lo porti in giro per il mondo almeno sei mesi all’anno. “Il sardo è una lingua romanza. E' la mia seconda lingua dopo l’italiano e prima dell’inglese, ne vado molto fiero”.

La sua mostra “Oneirism, Dreamscapes in exhibition”, curata da Rosa Cascone, apre a Dubai dal 25 gennaio al 23 febbraio, presso la Galleria di EMAAR Foundry Downtown a Dubai, con gli auspici della Ambasciata d’Italia negli Emirati Arabi Uniti e in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Abu Dhabi. Sedici opere fotografiche che ritraggono un mondo visionario attraverso la tecnica della Staged Photography o Tableau Vivant.

C’è tanta Sardegna nei suoi scatti ma anche luoghi lontani, impensati. Come il labirinto di cactus de La Senda in Costa Rica o una discarica di Bangkok

C’è tanta Sardegna nei suoi scatti ma anche luoghi lontani, impensati. Come il labirinto di cactus de La Senda in Costa Rica o una discarica di Bangkok in cui si è fermata, per chissà quanti anni ancora, una Seicento Fiat, ridotta a rottame arruginito.

“C’è pochissimo photoshop e molto lavoro di produzione e organizzazione del set. I miei sono scatti teatrali, che raccontano in un solo istante una storia immaginifica. Purtroppo non so dipingere, sul cavalletto metto la macchina fotografica e non la tela. Ma lo studio di Caravaggio e Vermeer mi ha fatto capire il chiaro scuro.”

L'astronauta, ricorrente nelle sue opere, è il suo avatar. “E' un viaggiatore, come me, un alter ego perfetto per la mia poetica. E' fuori luogo in qualunque parte del mondo a parte nello spazio

Racconta Saba che l’astronauta, ricorrente nelle sue opere, è il suo avatar. “E' un viaggiatore, come me, un alter ego perfetto per la mia poetica. E' fuori luogo in qualunque parte del mondo a parte nello spazio.”

L’ossimoro, in effetti, pare davvero nelle sue corde. “Amo la purezza e l’essenzialità eppure produco opere definite barocche. Nel cinema, preferisco i fratelli Cohen ad Almodovar ma le mie immagini risultano spesso ricche di decori e tinte forti.”

Tra I lavori prediletti c’è lo scatto realizzato a Sa Nurre de Su Hoda, ad Oliena, in provincia di Nuoro. “E' una grotta con accesso speleologico, ci si arriva dopo una tratta in fuori strada e una lunga camminata a piedi. Ci ho portato dodici acrobati, immaginando un racconto alla Sergio Atzeni, con personaggi arcaici, primordiali, guerrieri o eroi dell’antichità che omaggiano la lama di luce quasi verticale che si produce a mezzogiorno, un fenomeno stupendo.” 

Antonio Saba compie qualcosa che solo i poeti autentici sanno fare bene e solo i poeti più versati sanno davvero tradurre in bellezza

E poi c’è l’angelo che vola nei cieli di Dubai, proiettato sullo sfondo avveniristico del Burj Khalifa, imagine selezionata come locandina della mostra.

La direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, Ida Zilio-Grandi, nell’introduzione al catalogo scrive: “Antonio Saba compie qualcosa che solo i poeti autentici sanno fare bene e solo i poeti più versati sanno davvero tradurre in bellezza. Le sue foto sono spesso dei veri e propri ossimori, e turbano la mente come la strenua inertia di Orazio o il tacito tumulto di Giovanni Pascoli, o il silenzio eloquente, o l’angelo mezzo neve e mezzo fuoco della letteratura tradizionale islamica”.

Le grandi ali di carta della donna angelo sono, per altro, anche questo, dice Saba, un omaggio al dialogo culturale tra il mondo musulmano e quello cristiano: “L’Arcangelo Gabriele è l'angelo dell’Annunciazione a Maria e quello che rivelò il Corano a Maometto. Mi sembrava potente il fatto di catapultare un’idea simile, biblica, coranica, su uno sfondo quanto mai moderno e attuale. Con un’importante licenza poetica, il mio angelo non poteva che essere donna.”

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