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10 ottobre 2026,
di Mena GrimaldiĀ 

Da Melania a Katie Zacharia: lo stile delle donne della Casa Bianca

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Alla Casa Bianca di Donald Trump il dress code non è scritto da nessuna parte, ma lo conoscono tutti a memoria. Capelli lunghi e lucidi, tacco a spillo anche sull'erba, tailleur che non fanno una grinza, ciglia lunghissime. Dinanzi alle telecamere l'immagine pesa quanto il dossier sotto il braccio. A volte di più. Al centro di questa piccola costellazione c'è lei, Melania, che le regole le ha scritte senza mai annunciarle. Intorno, figlie, nuore e portavoce. Poi le ultime arrivate, che certe volte sembrano uscite dallo stesso catalogo.

Nessuna come Melania

Diciamolo subito: nel cerchio di Trump nessuna regge il confronto con la first lady. Ex modella, cresciuta in Slovenia e arrivata a New York negli anni Novanta, Melania non insegue le tendenze. Le guarda passare, prende quella che le serve e la indossa come un'uniforme.

Il 20 gennaio 2025, al secondo giuramento del marito, ha deciso che la protagonista sarebbe stata una tesa. Cappotto blu navy di Adam Lippes dal taglio quasi militare, camicetta avorio, guanti di pelle, décolleté a spillo. E soprattutto un boater blu bordato di bianco firmato Eric Javits, calato sugli occhi dalla messa del mattino fino alla parata serale. Il designer ha spiegato che il galateo vuole così, il cappello si tiene tutta la giornata. Il risultato oramai lo conoscono tutti. Nella Rotonda del Campidoglio il presidente si è chinato per baciarla sulla guancia e si è fermato a qualche centimetro, respinto dall'ala del cappello. Bacio al vento, e milioni di meme. Più tardi lui ci ha scherzato su: con quel cappello, ha detto, sua moglie stava per volare via.

Otto anni prima la scena era tutt'altra. Abito azzurro polvere di Ralph Lauren, giacchino di cashmere in tinta, guanti lunghi fino al gomito, pump Manolo Blahnik coordinate. Il paragone con Jackie Kennedy arrivò in giornata. Nel mezzo c'è la parentesi che nessuno ha dimenticato, la giacca verde di Zara con la scritta “I really don't care, do u?”, indossata nel 2018 in viaggio verso un centro per minori migranti.

Nel 2026 Melania è diventata una first lady a mezzo servizio. Secondo un conteggio del Daily Beast, nei primi sette mesi dell'anno si è fatta vedere in pubblico in 38 giornate. Quando esce, però, sceglie l'Italia. Al discorso sullo Stato dell'Unione del 24 febbraio portava un completo pantalone grigio scuro di Dolce & Gabbana su camicia bianca, gamba ampia che sfiorava il pavimento e pump a punta di Manolo Blahnik. Stessa maison del tuxedo del ritratto ufficiale in bianco e nero scattato da Régine Mahaux, e della giacca con cintura sfoggiata a gennaio per lanciare il documentario Melania. Tradotto per chi sa leggere i tessuti, comanda lei, anche quando non c'è.

Mar-a-Lago face

A dare un nome al genere ci ha pensato Vanessa Friedman, critica di moda del New York Times. Nel maggio 2025 ha descritto il look delle donne di area trumpiana come un incrocio tra una conduttrice di Fox News e una Miss Universo. Capelli all'altezza delle spalle, ciglia lunghe, zigomi alti, tacchi e un tubino, diventato l'uniforme ufficiosa delle conservatrici che contano.

Sul viso il fenomeno ha perfino un nome: Mar-a-Lago face, dal club di Palm Beach del presidente. Labbra grandi, fronte immobile, abbronzatura color Miami, nasino minuscolo. Nell'album dei casi di scuola la stampa americana mette Kimberly Guilfoyle, ex fidanzata di Don Jr. spedita ad Atene come ambasciatrice, Lara Trump, moglie di Eric, e l'ex ministra della Sicurezza interna Kristi Noem.

Un chirurgo plastico di Palm Beach, Norman Rowe, ha raccontato al Daily Mail che la maggior parte delle sue pazienti gli chiede il viso di Ivanka. La Voce di New York l'ha riassunto così: il canone di bellezza della Florida conservatrice non lo detta più Hollywood, lo detta Mar-a-Lago.

Ivanka, appunto. La figlia maggiore ha lasciato la politica attiva ma non le foto di famiglia, e lì gioca in un altro campionato. All'insediamento del 2025 ha scelto Givenchy, mentre la sorella Tiffany ha indossato un abito del libanese Zuhair Murad. La nipote Kai, figlia di Don Jr. e promessa del golf, era in Sherri Hill. Al discorso sullo Stato dell'Unione di febbraio Ivanka si è presentata in un due pezzi metallizzato di Oscar de la Renta, sfumato dal grigio al nero, gonna a matita, capelli lisci con la riga in mezzo e accessori ridotti a zero. Tiffany ha risposto con un completo beige tono su tono e onde voluminose. Sobrietà da manuale, almeno per gli standard di casa.

Le portavoce

Capitolo a parte per Karoline Leavitt, la portavoce più giovane della storia americana, che a fine agosto ha lasciato il podio dopo la nascita della secondogenita e questa settimana è approdata a Fox News come commentatrice. In quasi due anni di briefing i tabloid l'hanno processata a ogni uscita. Troppi coordinati giacca e vestito, quadretti, cardigan color avena.

Ma c'è anche chi si chiama fuori. Usha Vance, moglie del vicepresidente, trucco quasi invisibile e capelli del loro colore naturale. Quando la Free Press le ha chiesto come si trovasse tra le “bionde” della Casa Bianca, ha riso di gusto e ha risposto che nessuno sembra badare granché al suo aspetto. A febbraio, in dolce attesa, è entrata al Congresso con una giacca nera di taglio impeccabile e uno chignon basso.

Margot

Ma Washington ha una sosia ufficiale, ha 31 anni, viene da Ada, in Oklahoma, e si chiama Margo Martin. È entrata alla Casa Bianca nel primo mandato come assistente stampa ed è rimasta accanto a Trump anche dopo la sconfitta del 2020, quando molti facevano le valigie: il 19 gennaio 2021 è stata lei a chiudere l'ultima giornata stampa di quell'amministrazione. Oggi è consigliera per la comunicazione e firma i video dietro le quinte che il presidente rilancia sui social. Lui l'ha definita “la fotografa più bella del mondo”. Lei filma, sorride, va avanti. Il punto, ovviamente, è la somiglianza. Capelli biondi lunghi con un'onda morbida, zigomi alti, occhiali scuri, cappotti dal taglio pulito.

Il Daily Beast, che non le risparmia nulla, le riconosce un guardaroba chic. Il 13 giugno 2023, all'udienza di Miami sui documenti riservati, il conduttore di Fox News John Roberts ha annunciato in diretta l'arrivo di Melania in tribunale. Era Margo. Le scuse sono arrivate un quarto d'ora dopo, e da allora sui social la chiamano “Fake Melania”. Il soprannome torna puntuale ogni volta che la first lady diserta e Martin sale le scalette dell'Air Force One al seguito del presidente, come è successo anche quest'anno. Il suo armadio vive su Instagram. Borse costose, scarpe a non finire e una regola precisa: se un pezzo le piace, lo prende in più colori.

Katie

L'ultimo capitolo è di pochi giorni fa. Il primo ottobre, a un comizio a Durant, in Oklahoma, Trump l'ha chiamata sul palco, ha indicato i genitori in platea, ha detto di capire da chi avesse preso la bellezza e le ha stampato un bacio sulla guancia mentre lei girava il viso. Il video ha fatto il giro della rete. Ultima arrivata, e da ieri la più osservata. Venerdì 9 ottobre Trump ha annunciato su Truth che la nuova portavoce della Casa Bianca sarà Katie Zacharia, al posto di Karoline Leavitt. Nel post l'ha presentata anche come fan devota del mondo MAGA; lei ha risposto parlando dell'onore di una vita. La data del debutto al podio non è ancora fissata.

 

Il curriculum è da avvocata in carriera. Californiana, doppia laurea alla Pepperdine, uno stage alla Casa Bianca ai tempi di George W. Bush, una parentesi a Pechino come consulente esterna di Banca Mondiale e IFC, poi il ruolo di consigliera per la comunicazione in Trump Media, la società di Truth Social. Ma il suo habitat naturale è lo studio televisivo: commentatrice di Newsmax dal 2024, presenza assidua su Fox News. 

Sul suo guardaroba la stampa di moda finora non si è esercitata, ma il caso Leavitt insegna che dal podio ogni cardigan finisce sotto la lente. Di Zacharia, per adesso, si ricorda soprattutto un accessorio. A febbraio ha raccontato in un editoriale sul California Post che la sua palestra di kickboxing l'aveva messa all'indice per un cappellino “Team Trump 2024”. Un cimelio guadagnato, scriveva, lavorando sodo a Dearborn per portare il Michigan dalla parte repubblicana. Nel guardaroba della Casa Bianca  il cappello lavora come un portavoce. Melania lo usa per sparire, le altre per farsi riconoscere da lontano.

 

 

 

 

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