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29 settembre 2026,
di Lidia Lombardi

Al MAXXI l'Aquila - Fabio Mauri, il fascino persuasivo delle ideologie

Lo scafo di una barca - legno levigato, materiale vivo – è diviso in due parti, simmetriche, da un muro di mattoni. Le due metà sono perfettamente celate l’una dall’altra. Palpita l’installazione “Muro d’Europa” di Fabio Mauri che occupa un’intera sala di Palazzo Ardinghelli, sede all’Aquila del MAXXI. Ed è una tappa della mostra appena inaugurata, con la curatela di Maurizio Cattelan e Marta Papini, nel capoluogo abruzzese. E’ tra gli eventi più attesi negli innumerevoli che si susseguono in occasione di Aquila Capitale della Cultura 2026.

Celebra l’anticonvenzionale artista scrittore e drammaturgo romano – tra i maestri dell’avanguardia italiana secondo Novecento – nel centenario della nascita. Il titolo poi specifica il legame con la città delle Novantanove Cannelle: “Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila” (fino al 24 gennaio 2027) richiama il suo magistero all’Accademia di Belle Arti abruzzese, dove per venti anni, dal 1979 al 1999, ha tenuto la cattedra “Estetica della sperimentazione”.

Insegnando ai suoi studenti che “Forse l’arte non è autonoma”, come è inciso in uno dei tre grandi zerbini che occupano la prima sala espositiva, l’ultima sua opera, con i tappeti in cocco che la presidente della Fondazione MAXXI, Maria Emanuele Bruni, durante la vernice ha invitato a calpestare e a consumare, perché il coinvolgimento, anzi la complicità tra opera e spettatore è uno dei messaggi di Mauri. Così come vanno calpestati e “vissuti” i tre tombini in bronzo scelti da Cattelan e Papini e collocati in piazza Duomo, piazza Palazzo e via Verdi, lascito permanente alla città dell’Aquila in memoria dell’artista e di questa esposizione.

Dunque, “Muro d’Europa – La Barca” (prima versione nel 1979, ad Amsterdam, reinstallata dall’artista nel 1994 e donata alla Galleria Nazionale di Roma, che dal 1998 la espone permanentemente in giardino) reifica la constatazione dei contenuti opposti della cultura europea: umanesimo e disumanesimo, idillio e sterminio, e l’attualità della disamina è evidente. 

Denuncia, presa di posizione, partecipazione e mai disimpegno. Mauri toglie il velo ai meccanismi della propaganda, al fascino delle ideologie, al potere delle immagini e alla loro capacità di influenzare la coscienza individuale e collettiva. Sferzate a nazismo e fascismo, ideologie nelle quali il Male non è solo dei dittatori e del loro organigramma di scherani, ma di tutti, di chi, con ambiguità, oblii, rimozioni, non è mai neutrale. In “Che cosa è la filosofia – Heidegger e la questione tedesca” si smascherano sovrastruttura e complicità: una grande tavola nei quattro lati apparecchiata per un pubblico di spettatori, il Volk tedesco (i bicchieri sono boccali da birra) diventa il palco praticabile arredato come un interno di salotto intellettuale. L’installazione diverrà la scena della performance che sarà riproposta a MAXXI l’Aquila in dicembre (fu presentata l’ultima volta nel 2012, a DOCUMENTA di Kassel) e verranno declamati brani di Heidegger, ma anche, da una voce radiofonica fuori campo, passaggi del processo Eichmann sullo sfruttamento dei corpi nei campi di concentramento tedeschi, intrecciando così opacità delle quali il pubblico dei commensali è testimone. Tutti complici e colpevoli, insomma, come rilanciano le quindici litografie di “Manipolazione della cultura” appese intorno al desco-palco nelle quali due amanti-bagnanti sulla spiaggia, la porta di Brandeburgo con l’Aquila nazista, gi avventori di un bordello, Hitler stesso e altri personaggi non vengono didascalizzati, a dire che ciascuno può essere là raffigurato.

Il leitmotiv della esposizione – che comprende anche inediti di Mauri, come le serie di lavori su carta della serie “Scorticati” e “Apocalisse” realizzati per i suoi studenti – è un volume autobiografico dell’artista, “Io sono un ariano”, che è esposto pagina per pagina nel cerchio esterno della mostra, snodata attorno al cortile barocco di Palazzo Ardinghelli.  E’ l’ultimo progetto editoriale di Mauri, data il 2009, con prefazione di Achille Bonito Oliva, ed è assunto dai curatori – che hanno scelto per il manifesto della mostra il profilo monumentale di un’aquila che si staglia su una parata militare nazista - come una sorta di partitura autobiografica, un diario per immagini.

Amara e sarcastica, nelle sale rococò del palazzo, è l’installazione “Arierwiege”, un interno di appartamento con arredo borghese dove su ogni oggetto si trova appunto l’aggettivo ariano: i cuscini sul divanetto, decorati a “mezzo punto ariano”, il quadro vuoto tranne la scritta al centro “questo quadro è ariano”, la valigetta poggiata sul comodino accanto al letto matrimoniale coperto di bianche lenzuola ricamate che reca l’incisione “borsa del dottor Caligari medico ariano”. Pareti e mobili che i curatori hanno colorato – con licenza interpretativa – di verde arsenico, “usato negli ospedali, respingente, una tinta ariana” nota Marta Papini.

L’immersione distopica nel Male propagandato come Bene è anche nell’altra performance “Che cosa è il fascismo” messa in scena con la collaborazione dei giovani dell’Accademia di Belle Arti: si riferisce alla Festa in onore del generale Ernst von Hussel di passaggio a Roma e ricostruendo i Ludi Juveniles fascisti ai quali Mauri aveva partecipato nel 1938, dodicenne, è realizzata anche in questo caso con il coinvolgimento del pubblico. Un’opera audio in loop dallo stesso titolo e tema fa da sottofondo sonoro alla mostra di Palazzo Ardinghelli ripetendo ossessivamente la cronaca dell’avvenimento e le marcette fasciste rilanciate da un megafono, come nella radiocronaca a tutto volume della visita del Fuhrer a Roma in “Una giornata particolare” di Ettore Scola.

Mauri è morto nel 2009 e le opere in mostra risalgono a quaranta/cinquanta anni fa. Ma, dicono Cattelan e Papini, “l’atrocità della guerra, la posizione ambigua e di confine dell’Europa, il fascino persuasivo dell’ideologia fascista sono temi di grande attualità e la ricerca di Mauri sull’immagine e sullo schermo come strumenti di potere e persuasione si rivela più che mai necessaria”

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