
Delle sette isole dell’arcipelago Toscano è la più settentrionale ma anche la più piccola. Qui dal 1869 è attiva una colonia penale e dal 2012, grazie alla collaborazione con l’azienda Marchesi Frescobaldi, vive un progetto di riscatto che coinvolge i detenuti. Gorgona, che nel suo nome rimanda alla figura mitologica delle Gorgoni (Medusa, Steno ed Euriale) temibili e selvatiche come la sua terra adagiata sul mare, è un posto unico. Non solo perché è ancora l’unica isola-penitenziario in Europa ma anche perché qui i detenuti che trascorrono l’ultimo periodo di pena, hanno l’opportunità di lavorare a contatto con la natura per sviluppare professionalità che facilitino il reinserimento nella realtà lavorativa e sociale. Intorno a un piccolo vigneto, nel cuore di un anfiteatro da cui si domina il mare, 14 anni fa ha preso vita un progetto entusiasmante che come obiettivo mira a permettere ai detenuti di fare un’esperienza concreta e attiva nel campo della viticoltura con la collaborazione e la supervisione degli agronomi ed enologi della storica azienda di famiglia che da oltre 700 anni produce vino in Toscana. I detenuti hanno riportato a produzione un ettaro di vigneto sull’isola, a cui si sono aggiunti negli anni 1,3 Ha, piantati da Marchesi Frescobaldi. Gorgona Rosso vede la luce con la vendemmia 2015, da alcuni filari di Sangiovese e Vermentino Nero, coltivati in agricoltura biologica e affinati poi in Orcio in terracotta.
«Una bottiglia gira il mondo e porta con sé la storia di tutti coloro che si sono impegnati per produrla» – racconta Lamberto Frescobaldi, Presidente di Marchesi Frescobaldi, che aggiunge – «Appassionarsi a quello che si fa con la vigna e il vino è probabilmente più semplice che con altri prodotti. E quando dietro la produzione di un vino c’è un progetto come questo, non possiamo che esserne orgogliosi. Il punto di forza di Gorgona sono i detenuti, che sull’isola possono sviluppare competenze legate al lavoro vitivinicolo. Un progetto come Gorgona ha un impatto positivo sulla comunità. Nel senso che, una volta scontata la pena, i detenuti possono essere facilmente reintegrati nella società, poiché hanno acquisito competenze che li aiutano a tornare alla vita».
Il progetto, avviato grazie alla collaborazione tra l’azienda vitivinicola e l’Istituto Penitenziario di Gorgona, prevede che i detenuti durante questo periodo ricevano il dovuto stipendio, così che, una volta tornati alla vita, siano in possesso di una base economica di partenza. E non mancano esempi di chi dopo l’esperienza a Gorgona, una volta tornato in libertà, ha deciso di investire il suo futuro nel vino, grato dell’insegnamento avuto su questa isola. «Ci sono stati casi molto significativi – racconta Lamberto Frescobaldi -. Uno dei primi detenuti coinvolti nel progetto, per esempio, era di origine siciliana e proveniva da una famiglia di viticoltori. Aveva già una certa familiarità con il lavoro in vigna e aveva iniziato autonomamente a sistemare i vigneti prima del nostro arrivo, dimostrando competenza e dedizione fin dall’inizio. Più recentemente, anche un ragazzo molto giovane, agricoltore piemontese, ha mostrato un interesse notevole. Fin da subito si è distinto per curiosità, gratitudine e una forte volontà di apprendere. Il suo approccio è stato estremamente positivo e determinante per noi: ha saputo cogliere l’opportunità non solo come lavoro, ma come vero percorso di crescita personale e professionale».
In un ambiente dove il tempo si misura con il ritmo delle stagioni e il lavoro della terra, i detenuti partecipano attivamente alla produzione del vino, affiancati da agronomi ed enologi della Marchesi Frescobaldi. Questo percorso offre loro non solo un’opportunità formativa, ma anche un’esperienza umana, contribuendo al reinserimento sociale attraverso la dignità del lavoro e la forza della bellezza. E ora, in attesa della
presentazione del vino esito della vendemmia 2026, Nicolò d’Afflitto head winemaker Marchesi Frescobaldi racconta: «Produrre vino su un’isola come Gorgona significa, prima di tutto, confrontarsi con una logistica complessa. I trasporti e gli spostamenti dipendono interamente dalle condizioni del mare. Questo comporta una necessaria flessibilità: i programmi possono cambiare anche all’ultimo momento, richiedendo grande capacità di adattamento. A questo si aggiunge la particolarità di Gorgona come colonia penale. L’organizzazione del lavoro deve sempre tenere conto di una priorità imprescindibile: la sicurezza. Di conseguenza, anche le decisioni in vigna e in cantina possono subire modifiche o rallentamenti. Non meno rilevante è il tema delle infrastrutture. Gli spazi, le attrezzature e i servizi sono limitati: basti pensare che solo di recente è stato possibile dotarsi di un semplice frigorifero».
Sfide che non incidono sulla qualità finale di un prodotto che dentro contiene anche il seme della libertà di chi ci ha lavorato. "Quello che fa la differenza di questo vino è il valore del CRU: le sue unicità di terreno e clima ne fanno un terroir straordinario, capace di esprimersi con una forza tale da superare ogni difficoltà operativa. È proprio questa combinazione di condizioni estreme e identità unica a rendere il vino di Gorgona così
speciale".