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21 ottobre 2026,
di Riccardo Bastianello

La Fucina degli Angeli

Il vetro come arte, una delle vicende più visionarie del vetro muranese, le fornaci trasformate in salotti intellettuali.

Apre il prossimo 14 novembre "Fucina degli Angeli. Peggy Guggenheim e il vetro artistico del Novecento", mostra a cura di Cristina Beltrami che ricostruisce una delle vicende più visionarie del vetro muranese del secondo dopoguerra e il ruolo decisivo svolto da Peggy Guggenheim nella sua affermazione internazionale.
Riunendo oltre cento opere, l'esposizione ripercorre lo sviluppo della Fucina degli Angeli dagli esordi, alla metà degli anni cinquanta, fino alle ricerche degli anni novanta. Il percorso restituisce una vicenda profondamente legata alla storia culturale, artistica e produttiva di Venezia e, in particolare, di Murano, dove il dialogo tra l'invenzione degli artisti e la straordinaria sapienza tecnica dei maestri vetrai diede origine a nuove possibilità formali ed espressive.

 


Brindisino di nascita ma veneziano d'elezione, Egidio Costantini (1912-2007) vive la fervente stagione muranese degli anni cinquanta. Dopo l'esperienza del Centro Studio Pittori nell'Arte del Vetro, attivo dal 1953 al 1955, nel 1955 inaugura a Venezia, in campo Santi Filippo e Giacomo, una galleria specializzata in vetro artistico che, su suggerimento di Jean Cocteau, prende il nome di Fucina degli Angeli. Costantini segue ogni fase della creazione delle opere, dall'ideazione, spesso elaborata attraverso i disegni degli artisti, alla loro traduzione in vetro nelle fornaci di Murano, fino alla presentazione al pubblico. Artisti provenienti da esperienze e linguaggi differenti sono cosi' invitati a confrontarsi con una materia estranea alla loro pratica abituale e con un patrimonio tecnico tramandato nei secoli.

Le fornaci diventano luoghi di incontro e sperimentazione, nei quali l'intuizione degli artisti dialoga con le competenze dei maestri vetrai e con le possibilità, talvolta imprevedibili, offerte dal vetro. Vera e propria "madrina" della Fucina degli Angeli, Peggy Guggenheim acquista numerose opere per la propria collezione, sostiene Costantini nei momenti cruciali e favorisce i suoi contatti con la scena artistica internazionale. Grazie anche ai suoi suggerimenti, viene delineata una strategia espositiva capace di portare le creazioni della Fucina oltre i confini italiani.

 


A partire dagli anni sessanta, le opere vengono presentate in alcune delle gallerie più significative del tempo, tra cui la Galleria del Naviglio a Milano (1964-1965), la Galleria dell'Obelisco a Roma (1965), fino ad approdare al Museum of Modern Art di New York nel 1965 con la mostra Sculpture in Glass. L'esposizione riunisce prestiti provenienti da importanti istituzioni internazionali, tra cui la Fondation Marguerite Arp di Locarno, l'Historisches Museum di Basilea, l'Augsburg, Kunstmuseum Walter, il MUDAC di Losanna e il Museum of Fine Arts di Boston.

A questi si aggiungono opere del Museo del Vetro di Murano, dell'Archivio Fucina degli Angeli e della Collezione Peggy Guggenheim, oltre a prestiti concessi da gallerie e collezioni private. Il percorso espositivo segue lo sviluppo cronologico e tematico della Fucina, dagli esperimenti del Centro Studio Pittori nell'Arte del Vetro fino alle ricerche più tarde. Muovendo dalle prime realizzazioni liberamente ispirate alle ceramiche di Georges Braque e Pablo Picasso, la mostra approfondisce il lavoro condotto da Costantini con artisti quali Arman, Jean (Hans) Arp, Jean Cocteau, Max Ernst, Paul Jenkins, Oskar Kokoschka, Roberto Matta, Dorothea Tanning e Mark Tobey. 

 

 

Particolare rilievo assumono le collaborazioni con artisti astratti quali Remo Bianco, Giuseppe Capogrossi e Luigi Veronesi, nonche' con Lucio Fontana, con il quale Costantini sperimenta le possibilità espressive del vetro nella realizzazione di alcuni Concetti spaziali. Tra le opere in mostra figura Concetto Spaziale - Construction (1964), donato a Peggy Guggenheim e oggi conservato al Museum of Fine Arts di Boston. Una sezione approfondisce inoltre il rapporto con alcuni protagonisti della scena artistica giapponese attivi a Venezia tra gli anni sessanta e settanta, tra cui Miki Tomio, Katsuhiko Narita, Omura Mikuni e Yokoo Tadanori. L'ultima sala riunisce infine le collaborazioni più tarde con artisti già vicini alla Fucina, come James Coignard e Pino Mucchiut, ai quali si aggiunge l'architetto statunitense John C. Portman.

 

 

"Il vetro e' una parte fondamentale dell'identità di Venezia, un'arte antica che la città ha saputo custodire e tramandare nei secoli, mantenendola viva e capace di dialogare con il presente - dichiara Paolo Romor, assessore alla Cultura del Comune di Venezia - questa mostra ci permette di riscoprire una stagione importante di questa storia. La vicenda della Fucina racconta in modo esemplare come il vetro muranese sappia andare oltre i confini della tradizione, diventando terreno di incontro tra la maestria artigiana e la ricerca artistica internazionale. E' una storia che Venezia ha il dovere di custodire e continuare a raccontare e della quale il Museo del Vetro di Murano offre una testimonianza preziosa. La collaborazione con la Collezione Peggy Guggenheim rappresenta un'importante occasione per valorizzare il patrimonio veneziano e metterlo in dialogo con i linguaggi della contemporaneità". 

 

 

 

 

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