Un lago nel cuore della Capitale, 70 ettari di parco, la prima metropolitana di Roma (1952) e i primi grattacieli, il luna park (1957), la ruota panoramica, il Velodromo, il palazzetto dello Sport, le Olimpiadi nel ‘60. E poi l’”azzardo” della Nuvola. Eccolo l’Eur, il quartiere lanciato per l’Esposizione universale di Roma, che la guerra stoppò, l’esempio più organico di moderna urbanistica capitolina, il trionfo dell’architettura razionalista, ma insieme quello di una coesione sociale per il segno identitario dei suoi residenti, orgogliosi quando dicevano e dicono “Abito all’Eur”.
Racconta tutto questo e molto altro la mostra che si aprirà il 7 novembre prossimo (fino al 7 febbraio 2027), a celebrare i 90 anni dell’Eur: nacque nel 1936 la Fondazione dell’Esposizione Universale Roma, su proposta di Giuseppe Bottai a Mussolini di ospitare a Roma l’Esposizione del1942, si cominciò a costruire nel 1937, ma il cantiere restò a lungo fermo e desolato, poi la ripresa dei lavori nel 1950 e il compimento via via negli anni immediatamente successivi. La sede di questa rassegna, promossa e co-prodotta da EUR Spa e curata da Alessandro Nicosia e Marco Pizzo, è un ulteriore omaggio all’anniversario, perché è ospitata nel Salone dei Disegnatori nel Palazzo Uffici di Gaetano Minnucci, 1939, ossia proprio negli spazi dove i progettisti disegnavano il quartiere modello, spazi che si intende musealizzare lasciandovi per sempre i materiali che raccontano la storia dell’Eur. Lo ha anticipato Enrico Gasbarra, presidente dell’Ente, il quale ha inserito nelle iniziative per il novantennale anche il conio di una medaglia e l’emissione di un francobollo. “L’Eur – ha detto - è un quartiere che ha toccato i periodi più alti e più bassi della storia, italiana e mondiale, nato per parlare al mondo e vuole continuare a parlare al mondo. E infatti, festeggiamo anche i dieci anni della Nuvola di Fuksas”.
Foto, documenti, progetti, filmati d’epoca, spezzoni di film e di documentari, installazioni immersive nelle tre sezioni. A comporre il ritratto dell’Italia del boom e fino all’aspetto attuale. “E42, la nascita della città ideale” narra l’idea di Bottai nel 1935 Governatore di Roma e l’avvio della grande avventura, tra immagini di operai al lavoro nel cantiere, pubblicità di riviste e selezione di opere d’arte, quali quelle di Saetti, Quaroni, Basaldella e Predonzani. Compreso il progetto Porta del Mare, il monumentale arco ideato da Adalberto Libera e Vincenzo di Berardino, che non vide la realizzazione. “Costruzione dell’Eur” parte dal 1937, allorché Mussolini piantò un pino nel luogo dove si sarebbe realizzato il nuovo quartiere. Una grande fotografia retroilluminata documenta le fasi della costruzione; altre immagini danno conto dell’abbandono del cantiere dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, filmati d’archivio restituiscono i momenti della ripresa e il fervore delle iniziative. Alla inaugurazione del Luneur ci fu la sfilata dei politici, Giulio Andreotti in testa sotto la ruota panoramica, ma ci sono anche i tagli del nastro del laghetto, della metropolitana, dell’obelisco di Arturo Dazzi dedicato a Guglielmo Marconi.
La terza sezione “Quartiere Eur tra modernità e futuro” segue lo sviluppo del quartiere, culminato dieci anni fa con l’apertura della Nuvola di Massimiliano Fuksas. Che oltre agli eventi internazionali di cui l’edificio è stato protagonista, ricorda con emozione quando “durante il Covid venne Sergio Mattarella perché la Nuvola era diventata il più grande hub vaccinale d’Italia. Uno spettacolo drammatico ma anche straordinario. C’era la musica e tantissima gente in questo spazio molto grande e luminoso e fuori si vedevano gli alberi”.
Scorci “dechirichiani” nel bianco sparato degli edifici. Uno scenario ideale per i set cinematografici ai quali è dedicato un focus. Allora, si staglia monumentale nel manifesto della mostra Anita Ekberg sullo sfondo del Palazzo della Civiltà Italiana in “Boccaccio 70” di Fellini, mentre lo stesso Federico compare in un filmato di Luciano Emmer negli anni Settanta, e Roberto Rossellini gira alcune scene di “Roma città aperta”, fino alle sequenze di Monica Vitti e Alain Delon diretti da Michelangelo Antonioni in “L’Eclisse”. E commuove il filmato della madre di Pierpaolo Pasolini che venne ad abitare nel moderno quartiere, in via Eufrate 9, l’ultima dimora dell’intellettuale dopo gli anni in periferia, a Rebibbia, e quelli a Monteverde.
Una parentesi illustra anche la biodiversità che esiste all’Eur. Le immagini dell’Ambasciatore del Giappone, Mankyu Suzuki, che dona nel 1959 numerosi ciliegi rimandano all’abitudine ormai consolidata dei romani di andare a godersi la fioritura, un rito stagionale sapiente e gentile, accompagnato anche dal pellegrinaggio verso gli ulivi e gli eucalipti del “quartiere verde”. In una vitalità sociale testimoniata dalle foto, molte inedite, di Rodrigo Pais, oggi parte della collezione dell’Università di Bologna.
Dice l’ad di EUR Spa, Claudio Carserà: “l’Eur è più di un quartiere, è un modo di pensare la città come un’entità in continuo mutamento, in una trasformazione che superi la tradizionale separazione tra città storica e metropoli moderna”
3 ottobre 2026