
Già direttrice del Museo Storico e il Parco del Castello di Miramare a Trieste e dei musei nazionali del Friuli Venezia Giulia, da metà 2025 è arrivata a Firenze a dirigere il nuovo polo museale integrato Gamb che riunisce la Galleria dell'Accademia e i Musei del Bargello. Storica dell'arte ed esperta di museologia, Andreina Contessa ha vissuto a lungo anche Gerusalemme, dove ha diretto il Museo Nahon di Arte Ebraica Italiana. Adesso una nuova sfida che la vede a capo di un sistema che integra al suo interno uno dei musei più noti al mondo quello della Galleria dell’Accademia che al suo interno conserva tra gli altri il David di Michelangelo e una rosa di istituzioni della cultura tra cui il Bargello, diffusi su tutto il centro storico di Firenze. “Ho sempre cercato un bilanciamento tra studio e gestione delle collezioni – racconta all’Agi la direttrice Andreina Contessa - con particolare attenzione alla conservazione, all'accessibilità, al coinvolgimento del pubblico e alla sostenibilità. Questo ruolo diviene tanto più decisivo nell’inventare una nuova funzionalità e nel dare identità dinamica al nuovo grande sistema museale che dirigo e che da ora chiamiamo GAMB, il quale riunisce in una geografia urbana e mentale sette luoghi diversi: Galleria dell'Accademia, Museo nazionale del Bargello, Orsanmichele, Palazzo Davanzati, Casa Martelli, Cappelle Medicee ed ex Chiesa di San Procolo. Ho interpretato questa sfida come un potenziale strumento per disegnare nel cuore di Firenze stessa una sorta di topografia percorribile della memoria artistica dell’Occidente Europeo”.
Quali sono gli obiettivi a cui punta?
La promozione del dialogo tra le collezioni del complesso museale, l'ampliamento della fruizione del patrimonio artistico e una visione volta a creare un percorso che renda l'arte accessibile e significativa a un pubblico sempre più vasto e informato. Molte le iniziative intraprese in questi pochi mesi: ho adottato l’unificazione degli orari nelle varie sedi museali e una bigliettazione comune e integrata; elementi questi che facilitano l’accesso a tutte le sedi museali, con prezzi attraenti per i biglietti cumulativi che hanno maggiore durata, per permettere ai visitatori l’agio di una visita lenta. Bisogna tener presente che fino a ottobre 2025, i due istituti museali hanno funzionato come binari paralleli, vicini ma distanti. Oggi la mia missione, così come io la intendo, è di farli convergere e funzionare insieme: non solo unendo bilanci e uffici in un’unica struttura, ma intrecciando le loro anime in un solo corpo organico, guidato da una visione culturale condivisa. Particolarmente importante per la valorizzazione delle collezioni è un nuovo programma ora in preparazione di percorsi tematici tra le varie sedi museali.
Che progetti sono in ponte?
Ovviamente molti progetti di restauro sono in corso e ne stanno partendo di nuovi. Il più importante per me è il progetto Michelangelo: riallestire, narrare, accogliere presso il Museo Nazionale del Bargello, volto ad avviare un processo organico di rinnovamento del museo, atto a ridefinirne l’identità, le modalità di fruizione e il rapporto con il pubblico contemporaneo. In questo quadro, è stato individuato come priorità urgente e strategica un intervento di riallestimento, restyling e costruzione di una nuova narrazione della Sala dedicata a Michelangelo Buonarroti – fulcro della rappresentazione della scultura del Cinquecento – quale elemento imprescindibile per l’attivazione di un percorso di aggiornamento museografico del Museo Nazionale del Bargello. La Sala Michelangelo Buonarroti, per la rilevanza delle opere conservate e per il suo valore simbolico all’interno del museo, si configura infatti come nodo centrale su cui misurare un approccio progettuale capace di coniugare rigore scientifico, innovazione dei linguaggi espositivi e ridefinizione dell’esperienza di visita.
Come sarà il progetto di riallestimento?
Prevederà una nuova narrazione della Sala dedicata a Michelangelo, insieme al ripensamento del sistema di ingressi del Museo Nazionale del Bargello e sarà un’occasione per ridefinire profondamente l’esperienza di visita. La sala, oggi priva di una narrazione unitaria, custodisce capolavori fondamentali per comprendere la produzione giovanile dell’artista e la sua straordinaria influenza sulla statuaria del suo tempo.
Cosa è la nuova identità visiva del GAMB e che effetti ha sul sistema museale integrato?
Un acronimo che riunisce la Galleria dell'Accademia e i Musei del Bargello, recentemente presentata al pubblico, segna un momento di svolta per la gestione del nuovo sistema museale di Firenze. Progettata dallo studio Migliore+Servetto in stretta collaborazione con la Direzione del museo, questa creazione non è solo un restyling grafico, ma una vera e propria dichiarazione di intenti strategica. Il logo è un pittogramma dinamico che esprime una sintesi grafica di un nuovo itinerario creato nella mappa di Firenze: i bracci del logo partono da un nucleo centrale e si diramano verso le sette sedi coinvolte, evidenziando il legame fisico e concettuale tra di esse. Le sette sedi integrate hanno carattere e identità molto diverse tra loro, ma divengono parte di un racconto corale, i cui pilastri sono la Galleria dell'Accademia e il Museo Nazionale del Bargello, al quale afferiscono anche Orsanmichele, Cappelle Medicee, Palazzo Davanzati, Casa Martelli e l'Ex Chiesa di San Procolo.
Dall’immagine ai progetti concreti in che modo rendere il sistema integrato anche per il visitatore che vuole fruire del patrimonio culturale delle diverse anime del GAMB?
La nascita di GAMB trasforma un insieme di eccellenze separate in un sistema museale autonomo e integrato, capace di competere a livello internazionale con un'immagine forte, moderna e profondamente radicata nella topografia fiorentina. Per rendere il sistema integrato non solo visibile ma realmente fruibile per il visitatore, il passaggio cruciale è trasformare l'identità visiva in servizi concreti.
Ci spieghi meglio
Alcune delle strategie chiave per rendere il sistema GAMB un'esperienza fluida sono già attuali anche se recentissime: la creazione di un biglietto unificato, una sorta di Passaporto GAMB, già in vigore dal 15 marzo con il biglietto combinato dinamico, un pass valido 72 ore che include l'accesso a tutte le sedi. In preparazione anche una serie di itinerari tematici e un rinnovato way-finding che rinnovi la segnaletica museale e la narrazione urbana.
In che modo il progetto dei musei diffusi GAMB si inserisce nella riflessione sul ruolo contemporaneo delle istituzioni museali che diventano sistemi anche di relazioni capaci di produrre itinerari, e letture incrociate del patrimonio culturale?
Il progetto GAMB rappresenta una risposta concreta a una delle sfide più attuali della museologia contemporanea: il superamento del museo come contenitore statico a favore del museo come nodo di una rete relazionale. Questa evoluzione si inserisce perfettamente nel dibattito internazionale (promosso anche da ICOM) che ridefinisce le istituzioni culturali non solo per ciò che conservano, ma per ciò che sono capaci di generare in termini di connessioni sociali, territoriali e narrative. Il modello GAMB trasforma in un ecosistema aperto il museo tradizionalmente percepito come un'isola che conserva figure iconiche come il David di Michelangelo o il Mercurio di Giambologna. Questo approccio sistemico permette di distribuire il valore culturale su tutto il tessuto urbano, riducendo la pressione sui grandi attrattori. Il GAMB invita a una lettura non lineare; in questo modo il patrimonio può essere percepito come ipertesto: un'opera di Orsanmichele o di Palazzo Davanzati non è più un frammento isolato, ma un rimando diretto alle collezioni del Bargello o dell'Accademia. La forza del sistema integrato risiede nella capacità di costruire significati nuovi attraverso l'accostamento di opere fisicamente distanti, nella produzione di itinerari e letture incrociate, nel dialogo interdisciplinare: integrando musei di scultura, di pittura, dimore storiche (Casa Martelli/Davanzati) e luoghi di culto (Orsanmichele), il GAMB permette di ricostruire la complessità della vita tardo medievale e rinascimentale. In conclusione il GAMB moltiplica i punti di vista: non è più un elenco di musei, ma un'infrastruttura culturale che cura le relazioni tra le opere, le persone e la città, trasformando il patrimonio in un organismo vivente e interconnesso.
Tra le iniziative in corso Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello è stato da poco avviato un nuovo, importante progetto di restauro dedicato al basamento del celebre Perseo di Benvenuto Cellini.
Non è un caso che abbia deciso di aprire il cantiere/live del restauro unitamente alla presentazione del logo. La nuova identità visiva di GAMB è complementare, in parallelo, al progetto dell'apertura al pubblico del cantiere di restauro del basamento del Perseo di Benvenuto Cellini al Museo Nazionale del Bargello, che terminerà a settembre 2026. Un gesto simbolico forte che restituisce dignità visiva al lavoro che si svolge dietro le quinte di un museo, ed è normalmente percepito come semplice esecuzione tecnica di supporto. È un gesto che riporta l’attenzione sulla cura e sulla fragilità materiale del patrimonio, trasformando il processo conservativo in racconto pubblico. Un tema che mi ha sempre affascinata è quello della dimensione fisica e materica dell’arte, del rapporto tra stile e tecnica.
Quale è l'obiettivo del cantiere live in termine di contatto con il pubblico?
Il restauro del Basamento Perseo porta la nostra attenzione sui dettagli di un'opera straordinaria, solo in parte oscurata dalla celebrità del bronzo celliniano che la sovrastava. Il cantiere aperto mostra le difficoltà di intervenire su un'architettura lapidea complessa, disseminata di allegorie medicee, figure mitologiche in bronzo di estrema eleganza. Un insieme unico concepito come omaggio colto e ammiccante al potere politico di Cosimo I.
Tutto questo è idealmente molto bello, ma che ci dice delle ricadute economiche?
Questo non significa che io sottostimi il valore economico dell’attività dei musei che considero veri e propri motori dell’economia territoriale e nazionale capaci di produrre altissimo rendimento e di generare valore economico diretto, indiretto e indotto. Oggi un museo, nei limiti del rispetto delle opere e della cultura che rappresentano, è un soggetto attivo che crea partnership, attrae investimenti e posiziona il brand “Italia" nel mondo, fungendo da biglietto da visita per l'intero sistema nazionale. Vorrei che questo ruolo dei musei fosse riconosciuto sempre di più e che se ne tenesse conto quando si tratta di decidere strategie relative alla mobilità urbana e all'impatto dei musei sul sistema dei trasporti pubblici.
Un sogno e un obiettivo per questo incarico.
Sono convinta che il ruolo educativo di un museo sia un elemento essenziale della sua missione. Un museo deve educare alla bellezza ed essere inteso come luogo di studio e di esplorazione, ma anche come luogo di incontro, accessibile e inclusivo, che trascenda la mera dimensione turistica. Credo altresì fortemente nel ruolo che può avere la cura del patrimonio nel coltivare la coscienza civile, ecco perché insisto a mostrare al pubblico i processi di restauro: è importante rendere visibile ciò che normalmente rimane nascosto, mostrare non solo l'opera ma il lavoro della sua cura e lo studio per la sua sopravvivenza. In un mondo sovraccarico di stimoli digitali e informazioni frammentate, il sogno di un direttore è che il museo diventi un luogo rilevante, un luogo dove si studia, si ricerca, si condivide, si dialoga e dove è possibile costruire un pensiero critico e profondo.
Firenze è anche la città dell’overtourism. Come intende gestire il flusso della richiesta turistica sempre maggiore nelle diverse sedi?
Comprendo la domanda perché il passaggio da identità visiva a impatto sul sistema tocca un nervo scoperto di Firenze: la gestione dei flussi. Il sistema museale Galleria dell’Accademia e Musei del Bargello accoglie circa tre milioni di visitatori all’anno. Credo che un sistema come il GAMB sia, di fatto, una delle armi concrete che una città d’arte possa mettere in campo per combattere l'overtourism. Il sistema infatti potrebbe portare a una decompressione psicologica. L'overtourism non è solo un numero eccessivo di persone, ma la loro concentrazione in pochi punti. Ponendo sullo stesso piano grafico e comunicativo l'Accademia e Palazzo Davanzati, il sistema GAMB dice al visitatore: "Questo tesoro meno noto ha la stessa dignità e qualità del David". Sposta l'attenzione dal "must-see" al "bello diffuso".