
Unire l’impegno sociale d’impresa alla forza del cinema civile per dare voce ai diritti umani. Irrompe così alla XX edizione del SalinaDocFestival – la manifestazione internazionale diretta dalla regista e saggista Giovanna Taviani – la tragedia di Gaza, che sembra non avere mai fine. Il Premio IRRITEC 2026 è stato infatti consegnato alla regista iraniana Sepideh Farsi e al suo film-manifesto “Put Your Soul on Your Hand and Walk” (Prendi in mano l’anima e cammina), un documentario che ha raddoppiato il suo impatto drammatico: non solo quanto vediamo sullo schermo, ma la storia stessa dell’opera è stata segnata dall’infausto destino.
Il film nasce infatti dal potente incontro a distanza tra la regista, che vive a Parigi, e Fatma Hassona, giovanissima fotoreporter palestinese che ha documentato dall’interno l’assedio di Gaza. Attraverso un fitto scambio di videochiamate durato quasi un anno le due donne hanno progettato un lavoro sulla disperata condizione del popolo palestinese, intrecciando la cronaca della guerra ai sogni di Fatma, che desiderava viaggiare per il mondo con la sua macchina fotografica.
Proprio il giorno successivo all’annuncio della partecipazione della regista e della fotoreporter al Festival di Cannes per presentare il progetto si compie il dramma: il 16 aprile 2025 la casa degli Hassona viene colpita da missili che uccidono Fatma e i suoi familiari.
“Il film è la mia risposta, come regista, ai massacri in corso – spiega Sepideh Farsi – Quando ho incontrato Fatma è avvenuto il miracolo. Lei è diventata i miei occhi a Gaza, dove resisteva documentando giorno per giorno la guerra. E io sono diventata un collegamento tra lei e il resto del mondo. Abbiamo mantenuto questa linea di comunicazione per quasi un anno: i frammenti di pixel e suoni che ci siamo scambiate sono diventati il film che vedete. L’assassinio di Fatma ne cambia il significato”. Ne accresce l’impatto e invera la premonizione della giovane palestinese; “Se muoio, voglio una morte rumorosa, che sia sentita da tutto il mondo”.
A consegnare il riconoscimento alla cineasta iraniana è stata Giulia Giuffrè, nella doppia veste di Responsabile della Sostenibilità e Consigliera di Amministrazione di IRRITEC – azienda siciliana leader mondiale nell’irrigazione e main partner del Festival – e presidente dell’Associazione SalinaDocFestival. “Credo profondamente nel valore della cultura e del cinema come strumenti capaci di dare voce a temi di grande rilevanza sociale, generando consapevolezza, dialogo e cambiamento. Per questo ritengo fondamentale costruire un ponte tra il mondo della cultura e quello delle imprese. Anche attraverso il Festival il mio obiettivo è favorire questa alleanza affinché arte, spettacolo e tessuto imprenditoriale condividano un impegno concreto e duraturo verso la società”.
Dopo la premiazione, il grande schermo della “perla verde” delle Eolie ha accolto la proiezione del documentario di Farsi, inverando il tema conduttore della ventesima edizione del Festival: “Odissee”, i viaggi antichi e contemporanei, le traversate del mare, le migrazioni dei popoli e dell’immaginario. Dall’isola dei due vulcani si accende dunque un faro sulle grandi questioni storiche e sociali del nostro tempo, le più inquietanti dalla fine del secondo conflitto mondiale. La speranza lanciata da Salina è riposta nel potere delle immagini come antidoto alla guerra e alla disumanizzazione dello sguardo.