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10 settembre 2026
di Lidia Lombardi

All'Aquila il Festival del MAXXI, per tre giorni flusso continuo di eventi

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AGI - All’Aquila, capitale italiana della Cultura 2026, tre giorni di full immersion in tutte le arti (versione 2.0 dell’estetica wagneriana di arte totale). Perché da venerdì 11 a domenica 13 cinquanta appuntamenti gratuiti alterneranno musica contemporanea, danza, poesia, teatro, arte, elettronica e sperimentazione scenica in un flusso continuo abile a coinvolgere i visitatori.

È il ritorno di “Performative”, il festival che per la sesta edizione il MAXXI L’Aquila propone in un caleidoscopio di eventi. La novità del 2026 è che il fulcro della kermesse sarà proprio la sede del Museo delle Arti del Ventunesimo secolo (MAXXI appunto), quel palazzo Ardinghelli rinato nel suo candore barocco dalla devastazione del terremoto.

“Performative 06” si rinnova dunque con il tema COMBINATORIE, a sottolineare e a celebrare la commistione tra diversi linguaggi artistici invitando il pubblico a costruire a piacimento il proprio personale percorso di scoperta. Accade così che Palazzo Ardinghelli diventi un palcoscenico diffuso nel quale i cinquanta appuntamenti – con protagonisti italiani e internazionali e un programma ampio e diversificato – si propongono per una fruizione libera. Insomma, ciascun visitatore potrà impaginare il festival come vuole, costruendo un proprio percorso tra le sale del museo, scegliendo tra gli appuntamenti da seguire e modulando i tempi di visita, senza itinerari prestabiliti e senza la necessità di prenotazione, grazie al flusso continuo di performance, alcune anche contemporanee, che abiteranno l’edificio della mattina alla sera.

Si celebreranno icone della contemporaneità.  Philip Glass, maestro del minimalismo musicale, che nel 2027 compie novant’anni, del quale vengono ripercorsi i “12 études” tra musica, danza e videoarte. Un altro omaggio è dedicato a Daniele Lombardi a 80 anni dalla nascita, presente con partiture artistico musicali. Ancora, si celebra Ziad Antar, videoartista e fotografo libanese. Ma ci sono anche le opere di numerosi e celebrati nomi dell’arte e della musica: ecco John Cage, Jimmie Durham, Achille Perilli, Giorgio Battistelli, Shirin Neshat, Hiroshi Sugimoto, Toti Scialoja. Ai quali si affiancano esponenti della nuova generazione come Andrea Riccio - che interpreta al pianoforte le Sonatas & Interludes di Cage oltre ad eseguire sue inedite composizioni- Camilla Barbarito, Anagoor.

E poi suggestive interazioni: in un’intera sala è collocata una selva di metronomi che fanno dialogare il “Poema sinfonico per cento metronomi” di Gyorgy Ligeti e il video “Metronome” di Ziad Antar; nella sala Polifunzionale del museo prende vita il progetto di Camilla Barbarito con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila “La foresta di voci”, a cura di Gianni Moretti e Silvano Manganaro, che realizza un laboratorio performativo dedicato alla voce come strumento di relazione e presenza corporea in cui improvvisazione, ritmo e armonia collettiva trasformano lo spazio e coinvolgono il pubblico. Ancora, alle 14 di sabato 12 settembre, in corte di Palazzo Ardinghelli, “Art on Cards”, dimostrazione di gioco con carte realizzate da Francesco Clemente e a cura di Bartolomeo Pietromarchi. È un progetto in continua evoluzione che invita artisti di fama internazionale a creare un mazzo di carte ispirato alla loro pratica artistica e alle loro opere.

Il centro della città diventa lo sfondo del pomeriggio e della serata di sabato. Da piazza Santa Maria Paganica parte la performance collettiva itinerante “La conferenza degli uccelli” di Bedirhan Dehmen e Silvia Di Gregorio, che ha ideato il progetto con lo scopo di portare  in scena l’omonimo poema persiano di Farid al-Din ‘Attar attraverso laboratori partecipati di danza, teatro e creazione di maschere. La serata prosegue in piazza con il set di dj Trixie che intreccia house, elettronica e sonorità contemporanee tra ritmo e sperimentazione. Domenica, tra gli altri appuntamenti, “Il (vero) problema di questo Paese” di Valerio Aprea, monologo paradossale sui mali d’Italia che sfocia in una riflessione comica sulla nostra realtà. C’è molto da vedere e da imparare.

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