Un "Principe", un "nottambulo" e il "pensiero magmatico". Il Museo Correr di Venezia apre le porte a Bizhan Bassiri, artista italo-iraniano tra le figure più autorevoli della ricerca contemporanea internazionale. Un progetto espositivo allestito nella Sala delle Quattro Porte, parte del percorso della Quadreria al secondo piano del museo, realizzata su progetto di Carlo Scarpa che fonde assieme spazio storico e architettonico in un dialogo con le caratteristiche ambientali e simboliche del luogo.
Al centro dello spazio "Principe. Il Nottambulo del Pensiero Magmatico" si trova la figura iconografica e alter ego dell'artista, che occupa due delle quattro soglie d'ingresso della Sala delle Quattro Porte, illuminata dai lampadari in vetro soffiato. Intorno al Principe un ciclo di 90 volti, elaborazioni fotografiche realizzate con l'intelligenza artificiale che raffigurano nomi che hanno segnato la storia dell'arte come contemporanei. Tra i volti selezionati da Bassiri compaiono Piero della Francesca, Donatello, Caravaggio, Artemisia Gentileschi, Gian Lorenzo Bernini, Marcel Duchamp, Paul Gauguin e Alberto Burri.
Bassiri ha accettato di spiegare a Mag1861 la sua creazione.
Al centro della mostra allestita a Palazzo Correr compare un “Principe” e 90 ritratti realizzati come contemporanei che lo circondano. Chi è il Principe e perché quei ritratti lo circondano?
I volti sono gli autori della storia dell'arte visiva dal rinascimento fino ad oggi (nessuno in vita) hanno una centralità talmente immensa nella costellazione dell’esistenza umana, che possiamo considerare PRINCIPE, ovvero Il fortunato che si trova sotto questo cielo. È l’artista che si predispone all'accadimento nelle ore vitali che anticipano la visione.
Qui, anche grazie all’Intelligenza artificiale, passato e presente coincidono. Li riporta in vita così come si trattasse di un omaggio, di un modo per ringraziarli, è così?
Le questioni sono due. Una è l’intelligenza artificiale che è uno strumento come tanti altri che, se dominato, è utile al lavoro. L'altra è il rapporto con il tempo, labile. Il tempo è assente nell’arte, è come se tutto accadesse in un attimo. È come il miracolo della Creazione: gli artisti appartengono ad una stessa famiglia annullando le differenze tra chi è nato quattrocento anni fa e chi ora. A Venezia è presente chi ha aperto uno squarcio, una visione, una finestra verso un nuovo paesaggio. Questo è il motivo per cui non ci sono gerarchie. Ho scelto gli artisti che non potevo non scegliere e ovviamente, il numero poteva essere anche superiore a 90.
Si tratta solo di una delle tante possibilità offerte dalla recente tecnologia. Che rapporto ha con tecnologia e intelligenza artificiale?
Con la tecnologia ho un rapporto sano. La storia dell’umanità è sempre stata accompagnata da sviluppi tecnologici e la tecnologia facilita la condizione dell’esistenza. Il nostro compito è costruire la visione di questa condizione e in ogni passaggio, quando alla condizione viene a mancare la visione, succedono tragedie immani come l’uomo non fosse all’altezza della condizione che si è creata.
Lei ha un rapporto speciale con l'Italia. A Roma ha trovato casa e a Napoli, sul Vesuvio, ha avuto l'illuminazione del pensiero magmatico. Cosa la affascina di più del nostro Paese?
Con l’Italia ho un buon rapporto, talmente buono che non mi chiedo il perché. Le ragioni possono essere infinite e non vorrei perdermi tra queste. Nel 1978 mi sono trovato per la prima volta sul cratere e ho formalizzato, nel 1984 il Manifesto del Pensiero Magmatico, scrivendo: “Trovandomi per la prima volta sul cratere, ho sentito la condizione magmatica come fosse il sangue che circolava nelle vene e il cervello nella sua condizione creativa. Da allora, sono ospite di questo tempio dove i fantasmi prendono corpo e le pietre paiono somme animali”. Nel luogo dell’illuminazione, sul cratere del Vesuvio, dove il tempo è assente, ho trovato la mia casa mentale dove in un incandescente flusso continuo si formano le immagini ed evaporano i pensieri senza sosta da allora e per tutto il tempo che mi rimane.
Roma invece è il mio quotidiano e gran parte delle mie irrequietudini, pensieri, amori e passioni le ho vissute in questa città senza voler diventare il ragazzo del quartiere.
Con Venezia che ospita questa sua ultima mostra, che rapporto ha?
Venezia, città onirica dei visionari del passato, nasce da un sogno e io, mi sento immerso nei suoi echi dove anche il disagio ha la sua bellezza.
Immagino che in questi giorni avrà diversi pensieri per il suo Iran guardando cosa sta accadendo, cosa si augura?
Grazie per il pensiero e per dirmi “il mio Iran”. Iran oltre ad essere mio appartiene all’umanità tutta. E io, nel mio intimo, non distinguo tra le terre varie o le varie umanità; penso che dobbiamo profondamente salvaguardare l’amore per il prossimo anche quando non è il nostro figlio o il nostro paese. La condizione attuale della nostra esistenza o per meglio dire, la nostra contemporaneità, porta ad essere dovunque ovunque. Davanti a questo scenario è compito nostro come affrontare l’esistenza, compito arduo ma non lo si può evitare.
5 marzo 2026
21 maggio 2025